23 Novembre 2012

Medici di base nei pronto soccorso

Medici di base nei pronto soccorso

Un appello e un suggerimento. Ridurre i tempi di attesa nei Pronto soccorso siciliani e quelli di Catania non fanno eccezione. Come possibile soluzione, sfoltire le code con l’ aiuto dei medici di famiglia presenti nelle strutture ospedaliere. Il Codacons, attraverso il segretario nazionale dell’ associazione, Francesco Tanasi, fa appello al nuovo assessore regionale alla Sanità, Lucia Borsellino: “I cittadini che si recano al Pronto soccorso per un’ emergenza o per prenotare una visita specialistica vanno incontro a tempi di attesa troppo lunghi – dice Tanasi, il quale sottolinea come il pacchetto-sanità, che prevede l’ apertura degli studi medici 24 ore su 24 sia “una mal riuscita opera di propaganda politica che non ha reali possibilità di essere effettuata, sia per la carenza di fondi economici che per le insormontabili difficoltà organizzative”. I coordinatori del Codacons Medici, Gaetano Giardina e Barbara Rotundi, lanciano poi la loro proposta. “Esiste – dicono – la possibilità di utilizzare i medici di famiglia nei Pronto soccorso per dare assistenza ai casi meno gravi, quelli classificati con codice bianco o giallo. Circa l’ 80 per cento delle richieste, infatti, fa riferimento a casi che non necessitano di intervento da parte di medici specializzati in medicina d’ urgenza, per cui anche i medici di famiglia, con la loro esperienza, possono intervenire all’ interno di strutture dotate di strumenti con i quali è possibile dare risposte e adeguata assistenza ai cittadini che si presentano in ospedale”. L’ utilizzo del medico di famiglia, secondo il Codacons, “potrebbe essere su base volontaria, specialmente da parte dei medici che hanno pochi assistiti, anche se non gratuitamente. Il costo per l’ azienda ospedaliera sarebbe minimo se rapportato all’ utilità che la stessa azienda ne trarrebbe. In questo modo sarebbero abbattuti drasticamente i tempi di attesa e non si verificherebbero quegli episodi di intolleranza, impazienza e atteggiamento aggressivo di chi è costretto ad aspettare anche otto o dieci ore per una visita o una prestazione”. E’ atteso adesso il parere, anche se non vincolante, dei manager delle Aziende sanitarie provinciali. (*gisco*)

 

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