20 Gennaio 2010

MEDIASET: IL CODACONS APPOGGIA SCIOPERO LAVORATORI

IL CODACONS CHIEDE INTERVENTO DI SCAJOLA: IN DISCUSSIONE LA QUALITA’ DEI PROGRAMMI  
 
NO A CESSIONI DI RAMO D’AZIENDA ED ESTERNALIZZAZIONI

 
Il Codacons esprime la solidarietà ai lavoratori Mediaset per lo sciopero di oggi e per le proteste in corso da giorni. L’associazione di consumatori, infatti, condivide le ragioni della protesta. L’idea di esternalizzare dei settori e cedere rami d’azienda, significa voler puntare sul risparmio dei costi invece che sulla qualità della produzione televisiva, meglio garantita quando i prodotti vengono confezionati internamente all’azienda, specie se una grande azienda come Mediaset.
A rimetterci saranno i consumatori che già da anni stanno assistendo ad un progressivo peggioramento complessivo della qualità dei programmi, ormai invasi da reality di dubbio gusto e tv trash.
La decisione di Mediaset di cedere dal prossimo 1° febbraio il settore trucco, acconciature e sartoria a una società esterna è chiaramente il segno dell’accettazione di questa logica. Ovvio che ai truccatori potrebbero poi seguire scenografi, arredatori, cameramen, macchinisti  … D’altronde perché limitarsi a “cedere” 56 addetti, se questa è la nuova logica?
Ma una tv fatta solo di format esteri acquistati, affidamento di lavori in appalto, liberi professionisti esterni con partita Iva, e non figure professionali interne all’azienda, programmi affidati a società di produzione esterne, fa parte di un progressivo  peggioramento del settore televisivo che il Codacons intende combattere, per tutelare il consumatore finale.
Mediaset deve restare una società di produzione televisiva in cui sia garantita l’autoproduzione.
Per questo il Codacons chiede che il ministro competente in materia, il ministro dello Sviluppo Economico e delle Comunicazioni Claudio Scajola, convochi l’azienda per avere chiarimenti sugli obiettivi industriali di Mediaset e su eventuali altre future cessioni di rami d’azienda. Il ministro, infatti, così come sta giustamente intervenendo sulla chiusura di Termini Imerese, ha il dovere di interessarsi dei piani industriali delle ormai poche grandi aziende italiane rimaste, specie se, come in questo caso, sono titolari di concessioni pubbliche.

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