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21 Gennaio 2010

Mediaset : da Codacons solidarieta’ su sciopero e proteste

ROMA (MF-DJ)–"Il Codacons esprime solidarieta’ ai lavoratori Mediaset per lo sciopero di oggi e per le proteste in corso da giorni".
E’ quanto si apprende da una nota, che spiega come "l’ associazione di consumatori condivida le ragioni della protesta.
L’ idea di esternalizzare dei settori e cedere rami d’ azienda, significa voler puntare sul risparmio dei costi invece che sulla qualita’ della produzione televisiva, meglio garantita quando i prodotti vengono confezionati internamente all’ azienda, specie se una grande azienda come Mediaset .
A rimetterci saranno i consumatori che gia’ da anni stanno assistendo ad un progressivo peggioramento complessivo della qualita’ dei programmi, ormai invasi da reality di dubbio gusto e tv trash".
"La decisione di Mediaset di cedere dal prossimo 1* febbraio il settore trucco, acconciature e sartoria – continua l’ associazione dei consumatori – a una societa’ esterna e’ chiaramente il segno dell’ accettazione di questa logica.
Ovvio che ai truccatori potrebbero poi seguire scenografi, arredatori, cameramen e macchinisti.
Ma una tv fatta solo di format esteri acquistati, affidamento di lavori in appalto, liberi professionisti esterni con partita Iva, e non figure professionali interne all’ azienda, programmi affidati a societa’ di produzione esterne, fa parte di un progressivo peggioramento del settore televisivo che il Codacons intende combattere, per tutelare il consumatore finale.
Il Codacons ritiene infatti che " Mediaset debba restare una societa’ di produzione televisiva in cui sia garantita l’ autoproduzione" e per questo "chiede che il ministro competente in materia, il ministro dello Sviluppo Economico e delle Comunicazioni Claudio Scajola, convochi l’ azienda per avere chiarimenti sugli obiettivi industriali di Mediaset e su eventuali altre future cessioni di rami d’ azienda.
Il ministro, infatti, cosi’ come sta giustamente intervenendo sulla chiusura di Termini Imerese, ha il dovere di interessarsi dei piani industriali delle ormai poche grandi aziende italiane rimaste, specie se, come in questo caso, sono titolari di concessioni pubbliche.

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