6 Ottobre 2015

Maxicolosso dell’ editoria, è polemica

Maxicolosso dell’ editoria, è polemica

ROMA. Dopo mesi di trattative è stato superato lo scoglio più grande, quello rappresentato dall’ incognita Antitrust. L’ operazione è andata in porto nella notte tra domenica e lunedì, con la firma del contratto di acquisto di Rcs Libri da parte di Mondadori, casa editrice della famiglia Berlusconi controllata da Fininvest, che porta così sotto il suo controllo Rizzoli, oltre a una serie di storici nomi dell’ editoria del Belpaese, da Bur a San soni, da Bompiani a Fabbri editori (resta fuori solo Adelphi), e mette in piedi un colosso dell’ editoria con quasi il 40% del mercato. Il gruppo retto da Marina Berlusconi, infatti, già guida il mercato dell’ editoria con una quota a valore del 26,5% (dati Nielsen aggiornati al 2014). Rcs Libri fa capo per il 99,99% a Rcs Mediagroup ed è il secondo editore in Italia con una quota di mercato pari al 12,1% nel 2014. L’ operazione – ribattezzata “Mondazzoli” – è costata 127,5 milioni di euro a Mondadori. Meno delle cifre circolate nei mesi scorsi. È il prezzo fatto “pagare” da Mondadori a Rcs per accollarsi il rischio di un disco rosso dell’ Autorità garante della concorrenza e del mercato a cui il Codacons ha già fatto ricorso. Con la vendita Rcs, dal canto suo, potrà raggiungere gli obiettivi sulle dismissioni concordati con le banche finanziatrici (250 milioni di cessioni entro fine settembre), evitando così di sforare i vincoli finanziari, che le avrebbero altrimenti imposto un aumento di capitale per quasi 200 milioni. La manovra all’ ombra della Madonni na è piaciuta a Piazza Affari, che ha festeggiato l’ accordo con un forte rialzo per entrambi i titoli. Rcs avanza del 5,92%, a 0,89 euro, mentre Mondadori sale del 3,59% a quota 1 euro. Non brindano, invece, gli autori (una cinquantina) che hanno sottoscritto l’ appello di Umberto Eco dal titolo “Questo matrimonio non s’ ha da fare” pubblicato sul Corriere della sera per scongiurare le dismissioni di Rcs Libri. A febbraio, anche il ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini, aveva espresso i suoi dub bi in un tweet. «È troppo rischioso che una sola azienda controlli metà del mercato», scriveva. E ieri è tornato a ribadire il suo pensiero, ma non si è spinto oltre. «Ho già detto come la penso sui rischi di questa operazione sul delicato mercato dei libri. Ma ho anche ripetuto dal primo minuto che il governo non può e non deve intervenire. Sarà semmai l’ Autorità antitrust secondo la legge a valutare come sempre, e nella sua totale indipendenza, l’ operazione acquisto Rcs», afferma. Marina Berlusconi, dal canto suo, esprime grande soddisfazione per l’ accordo. «È un’ operazione di cui siamo particolarmente orgogliosi. Un rilevante investimento, da parte di una grande azienda italiana, in un settore nobile e speciale come quello del libro», afferma aggiungendo: «Quello annunciato ieri sera è anche un investimento sul futuro del nostro Paese e sulla qualità di questo futuro. Le dinamiche del settore spingono in tutto il mondo gli editori ad unire le forze». «Rizzoli e Mondadori sono come Coppi e Bartali, è normale che la fusione faccia clamore. In futuro nasceranno gruppi editoriali sempre più grandi. Non dobbiamo preoccuparci né opporci. La competizione europea e mondiale si gioca tra colossi dell’ editoria, cui si affiancano magari case editrici più piccole. È ridicolo descrivere questa operazione come una manovra autoritaria», incalza Paolo Mieli, presidente di Rcs Libri, replicando alle critiche degli autori. «Si sta compiendo un grave errore. Un errore che peggiora la situazione dell’ editoria italiana, perché genera un maxi -gruppo che non avrebbe rivali sul mercato – afferma Sandro Veronesi -. Non si tratta di un’ operazione editoriale, ma di una speculazione, che tra l’ altro inciderà su molti posti di lavoro». Critica anche Dacia Maraini che si dice «contraria a tutte le concentrazioni, non solo a quelle editoriali. Fosse dipeso da me non l’ avrei fatto». «Non so immaginare cosa possa succedere – commenta Nicola La gioia – ma certo la Fondazione Bellonci che organizza lo Strega dovrà aguzzare l’ ingegno e inventarsi delle contromosse per arginare il monopolio».
anna rita rapetta

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