Maxi udienza So.cre.bi Avvocati e giudice online
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fonte:
- Il Biellese
Non servirà né l’auditorium di Città Studi, né il Teatro Sociale Villani. L’attesa maxi udienza, nel corso della quale il giudice per le indagini preliminari Arianna Pisano dovrà decidere il destino delle oltre 500 querele presentate da chi ha avuto un parente cremato nel tempio crematorio gestito da So.cre.bi finito nel 2018 al centro dell’inchiesta della Procura di Biella per casi di doppie cremazioni, si svolgerà infatti da remoto. Il Covid quindi condiziona ancora l’attività giudiziaria. Il fatto che non si terrà udienza in un luogo fisico non impedirà ai parenti di ritrovarsi per il sit- davanti al Tribunale, appuntamento divenuto ormai una costante quando il caso So.cre.bi arriva davanti ai giudici. Se e come si terrà il presidio il prossimo venerdì, giorno in cui l’udienza è fissata, è ancora da stabilirsi. Dall’esito dell’udienza si saprà se Soc.cre.bi con la famiglia Ravetti, che ne aveva allora il controllo, ed i dipendenti, — già condannati per i tre casi accertati durante il mese di indagini effettuate nell’ottobre di due anni fa — saranno chiamati a rispondere anche dell’operato precedentemente svolto. A sperare in un nuovo processo sono i familiari; circa 500 sono quelli rappresentati da Codacons con l’avvocato Alessandra Guarini ma ce ne sono altri. La Procura, che, sì, all’epoca dell’emersione del caso non aveva indugiato a usare parole anche molto forti, quali «lugubre catena di montaggio della morte», aveva preferito portare a giudizio gli imputati per i soli casi documentatamente accertati, per arrivare ad avere in tempi rapidi una sentenza di condanna. Condanna piuttosto pesante, in particolare per i due ex amministratori So.cre.bi fratelli Alessandro e Marco che dovranno scontare, stando alla sentenza di primo grado, 5 anni e 4 mesi il primo, 5 anni il secondo. Proprio in questi giorni dovrebbero essere depositate le motivazioni. Ricordiamo che la Procura aveva chiesto 8 anni e tre mesi per il primo, 8 anni per il secondo. L’appello è scontato. Il giudice, sulla base di nuovi elementi di prova che gli avvocati delle parti civili, in particolare l’avvocato Guarini per Codacons, promettono di portare — alcuni familiari hanno aderito alla proposta di far effettuare dei sondaggi e test genetici sul contenuto delle urne — potrà decidere per rinviare il fascicolo in Procura per lo svolgimento di un supplemento di indagini, oppure per il rinvio a giudizio coatto degli indagati oppure per l’archiviazione Una decisione che non avverrà nell’immediato fondamento della richiesta di archiviazione da parte della Procura vi è il parere del perito Cristina Cattaneo, medico legale impegnata in alcuni dei più importanti processi di cronaca nera degli ultimi anni, secondo cui è impossibile ricavare i profili genetici dalle ceneri conservate nelle urne.
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