28 Dicembre 2013

Maxi sequestro di fuochi ascolani

Maxi sequestro di fuochi ascolani

Hanno il nome di città – come Roma o Las Vegas- odi fantasia – come Keope e Spider – le tre tonnellate di fuochi artificiali illegali sequestrati in un garage del torinese. Erano stati acquistati da un’ azienda di Ascoli Piceno e trasportati senza le prescritte misure di sicurezza. Quattro le persone denunciate dalla polizia, tra cui il titolare dell’ azienda marchigiana e un suo collaboratore. Sale così a 120 mila euro il valore del materiale sequestrato a dicembre dalla Questura di Torino. Il giro d’ affari dei botti illegali è alto. E dipende dalla tipologia di materiale sequestrato, di certo “la criminalità organizzata in questo periodo dell’ anno si concentra molto di più sul mercato dei fuochi d’ artificio illegali”. Lo dice il tenente Silvia Bastici, comandante della Guardia di Finanza ed esperta di normativa sul materiale pirotecnico. Dal 1* gennaio al 30 novembre 2013 la Guardia di Finanza ha sequestrato 7.859 chili di artifizi pirotecnici. “Le forze di poliziaspiega Bastici – hanno intensificato i controlli sul territorio, a cominciare dalla bancarelle che si vendono per strada”. Quando si registrano irregolarità, “si approfondisce la provenienza della merce e scattano tutte le indagini del caso per andare alla radice dell’ organizzazione” che ha messo sul mercato il materiale. “I controlli – rimarca l’ ufficiale della Gdf- si estendono anche ai luoghi che custodiscono il materiale per verificare che garantiscano adeguati standard di sicurezza”. I fuochi illegali, sottolinea ancora, “hanno alti contenuti di polvere da sparo, e non di rado una miccia molto corta che non permette l’ allontanamento insicurezza delle persona che dà fuoco alla polvere”. Il rischio maggiore viene proprio “da fuochi che possono provocare esplosioni troppo forti o che hanno la miccia corta”. E allora basta con i fuochi d’ artificio di fine anno. È quello che torna a chiedere Francesco Tanasi segretario nazionale Codacons ai sindaci che hanno il potere, con un’ ordinanza, di vietarli. “Non si tratta, infatti, solo di una primitiva e pericolosa usanza, che ogni anno provoca centinaia di feriti, anche gravi – ribadisce il Codacons – ma anche di una pseudomoda che, al di là degli incidenti, costituisce comunque un problema serio perla salute”.

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