Matteoli e Cinque al primo scontro del processo Mose
-
fonte:
- Giornale di Vicenza
VENEZIAA distanza di 22 mesi dalla valanga di arresti che scosse il Veneto e l’ Italia nel giugno del 2014, ieri si è aperto in Tribunale a Venezia il processo Mose. Otto gli imputati di fronte al presidente Stefano Manduzio e al collegio giudicante, con i pm Stefano Ancillotto e Stefano Buccini a sostenere l’ accusa. Con loro il procuratore aggiunto Carlo Nordio, che a margine dell’ udienza ha sottolineato: «Le indagini sulla vicenda Mose sono tuttora in corso, in particolare con rogatorie internazionali volte a rintracciare il denaro dato in dazioni per agevolare l’ attività del Consorzio Venezia Nuova. A 24 anni da tangentopoli non è cambiato nulla».PRIME SCHERMAGLIE: MATTEOLI E CINQUE. La prima giornata è stata dedicata soprattutto alla posizione del “tandem” composto dal senatore Altero Matteoli (avv. Francesco Compagna e Gabriele Civello) e dall’ imprenditore Erasmo Cinque (azienda Socostramo): le difese chiedono che il procedimento sia trasferito a Roma, dove eventualmente sarebbe stato commesso il reato di corruzione. Inoltre hanno sostenuto la poca chiarezza del capo d’ imputazione, basato sulle «strampalate dichiarazioni di Mazzacurati»: è un tema, quello dell’ attendibilità delle dichiarazioni di Mazzacurati che ora non è più in grado di rispondere a magistrati e legali, che sarà uno di quelli di maggior battaglia nel processo. La Procura, con i pm Stefano Buccini e Stefano Ancillotto, ha risposto che nelle ipotesi d’ accusa l’ utilità per Matteoli è venuta dal coinvolgimento della ditta dell’ amico imprenditore Cinque nei lavori per le bonifiche di Porto Marghera, che hanno portato alla società romana ben 48 milioni. In cambio Matteoli avrebbe fatto in modo che il Consorzio Venezia Nuova fosse concessionario unico anche nei lavori per le bonifiche a Marghera, attività che nulla aveva a che fare con la salvaguardia della laguna e di Venezia e che, invece, avrebbero dovuto essere messi a gara pubblica. Inoltre, avrebbe agevolato Mazzacurati nominando a presidente del Magistrato alle acque Patrizio Cuccioletta (ha già patteggiato la pena), in modo che «i controllori di fatto erano nominati dai controllati».PARTI CIVILI. Nonostante l’ esclusione dal processo in fase di udienza preliminare, hanno richiesto di entrare come parti civili, il Codacons, il Pd veneziano (però solo contro Orsoni), quattro associazioni ambientaliste, il candidato alle comunali del 2010 Mario D’ Elia. Questi reputa di essersi confrontato con un avversario scorretto perché dotato di fondi occulti, e ha anche chiamato a rispondere in qualità di responsabile civile il Pd, partito per il quale Orsoni si era candidato e che, secondo il legale, avrebbe dovuto controllare quale tipo di finanziamenti per la campagna elettorale erano stati avviati e, invece, lo avrebbe omesso. Tutte posizioni – a vario titolo – respinte dalle difese. Le parti civili già ammesse dal Gup sono, invece, il Governo, la Regione Veneto, il Comune di Venezia, la Città metropolitana di Venezia e il consorzio Venezia Nuova-Cvn, concessionario dell’ opera con l’ allora presidente Giovanni Mazzacurati, da cui partì l’ inchiesta sulle tangenti. Anche per alcune di queste parti le difese hanno presentato eccezioni, immediatamente respinte dai legali dei vari enti. Il collegio si è riservato di decidere su tutte le richieste e relative eccezioni.GIÀ FISSATE 13 UDIENZE. Su richiesta degli stessi avvocati della difesa – al di là quindi delle eccezioni preliminari – il Tribunale ha già fissato ben 13 udienze del processo. Da quella prossima, il 19 maggio, a quella del 15 dicembre, ma il processo presumibilmente andrà avanti anche nei primi mesi del 2017. Comunque quelli di ieri sono stati passaggi meramente procedurali, e infatti nessuno degli otto imputati rimasti era presente in aula.o.
-
Sezioni:
- Rassegna Stampa
-
Aree Tematiche:
- AMBIENTE
