5 Giugno 2010

massimo scoperto Niente “class action” contro Intesa

massimo scoperto Niente “class action” contro Intesa

TORINO Il tribunale ha giudicato inammissibile la pretesa di Carlo Rienzi di rappresentare i correntisti di Intesa Sanpaolo e di avviare la prima class action italiana contro la banca sulle commissioni che hanno sostituito quella di massimo scoperto abolita per legge. I legali dell’ istituto di credito avevano puntato sulla carenza di titolo di «consumatore» da parte del fondatore del Codacons, avendo Rienzi un conto corrente presso Intesa utilizzato anche per scopi professionali (è un avvocato). L’ ordinanza della prima sezione civile torinese ha scelto di bocciarne l’ iniziativa sotto il profilo dell’ assenza di danni che «ne abbiano leso i diritti con l’ introduzione delle nuove commissioni bancarie». Rienzi «non risulta legittimato ad impugnare la validità della pattuizione contrattuale», quindi «non può agire» in nome di interessi individuali ma identici. Scrive il presidente estensore Luciano Panzani: «E’ pacifico che la nuova commissione di scoperto di conto non è stata applicata all’ avvocato Rienzi essendo essa prevista per gli scoperti maturati sui conti non affidati: Rienzi gode di un’ apertura di credito sul proprio conto». Un fido di 15 mila euro che ha completamente utilizzato il 29 dicembre scorso staccando un assegno per il medesimo importo. Rienzi sostiene tanto l’ illegittimità della commissione di scoperto di conto (2 euro al giorno ogni 1000 euro di «rosso» che salgono ad un massimo di 100 di commissioni nell’ arco di un trimestre), quanto di quella prevista sugli sforamenti del fido (il 12,5 sull’ extra esteso nel calcolo all’ intera linea di credito). Quest’ ultimo tasso debitore è conosciuto con l’ acronimo di Tuof: la commissione applicata a Rienzi quando, dopo aver utilizzato l’ intero fido accordatogli da Intesa, «si è esposto ulteriormente con la banca di oltre 2 mila euro». Su questa base il presidente Codacons riteneva di aver titolo per avviare la class action contro le nuove commissioni. Invece no, per il tribunale «va sottolineato che la banca ha dichiarato di aver applicato all’ avv. Rienzi il Tuof addebitandogli il medesimo tasso previsto per il credito concesso nei limiti del fido, vale a dire il 12%». Conclusione secondo i giudici: «Ne deriva che anche per quanto concerne il Tuof l’ avv. Rienzi, in assenza di pregiudizio derivatogli dall’ applicazione della disciplina contrattuale, è privo di un interesse concreto ed attuale a far valere la nullità della clausola contrattuale». L’ ordinanza entra anche nel merito della class action bocciata: «Le nuove commissioni non costituiscono una modifica soltanto terminologica della disciplina contrattuale: non si applicano sul saldo massimo debitore in misura percentuale secca».

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