29 Maggio 2006

Massimo rigore per la vendita dei farmaci

ROMA Massimo rigore per la vendita dei farmaci. E` la linea che intende seguire il ministro Della Salute, Livia Turco, rinfocolando la polemica nata un anno fa. No alla vendita nei supermercati. L`ha annunciato a margine delle celebrazioni della Giornata Nazionale del Sollievo, a sostegno delle terapie per il dolore. Nella sua interpretazione le farmacie “devono diventare sempre di più un presidio del Sistema Sanitario Nazionale per garantire la continuità assistenziale, per dare le informazioni giuste ai cittadini, per stare loro vicino“ e per diventare “parte integrante nella battaglia“ tesa a promuovere quelle terapie analgesiche per le quali l`Italia è tuttora fanalino di coda in Europa. Non è andata giù a molte associazioni di consumatori l`uscita del ministro e le repliche non si sono fatte attendere. Duro il comunicato dell`Aduc. “Il ministro sta difendendo la corporazione dei farmacisti e non tanto la salute degli italiani“, accusa il presidente dell`Associazione per i diritti degli utenti e consumatori, Vincenzo Donvito. “Prendiamo atto di questa posizione e ricordiamo che chi, come noi, sostiene la vendita dei farmaci nei supermercati, lo fa esclusivamente per quelli da banco“. E, principalmente, per mettere l`accento sui risvolti economici della faccenda. Significative, infatti, le cifre fornite dall`Aduc, che mette a confronto il mercato italiano e quello Usa, dove da anni i farmaci da banco si acquistano nei drugstore. “In Italia – spiega Donvito – una confezione da 10 pasticche di aspirina costa mediamente 4 euro e 50; negli Usa una confezione di aspirina con 100 pasticche costa mediamente 2 dollari (circa 1,6 euro): ovvero, negli Usa un`aspirina costa 0,016 euro e in Italia 0,45 euro“. Lo stesso vale per l`ibuprofene, principio attivo di diversi analgesici: “Da noi una confezione del prodotto generico con 12 pasticche costa poco più di 4 euro, negli Usa con 5 dollari, circa 4 euro, si comprano 100 pasticche“. Sulla stessa linea il Codacons, il cui presidente Carlo Rienzi, nel definire “sbagliata“ la posizione del ministro, ricorda che nei prossimi giorni “il Tar Lazio deciderà in merito a un ricorso presentato dal Comitato e relativo proprio alle azioni di vendita di farmaci senza obbligo di ricetta al di fuori delle farmacie“, realizzate lo scorso anno dall`associazione. Rienzi si dice stupito, poi, che non vengano accolte dal ministero le posizioni dell`Antitrust. L`Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, infatti, in una segnalazione alle Camere e al governo del 10 febbraio scorso, chiede di “aprire il settore della distribuzione dei farmaci alla concorrenza per realizzare un`effettiva apertura del mercato a vantaggio dei consumatori“. E sottolinea, “sia pure nell`imminenza dello scioglimento delle Camere, l`esigenza, più volte manifestata, di una profonda riforma del settore della distribuzione dei farmaci“. L`Autorità ricorda, peraltro, che la stessa Commissione Europea ha chiesto formalmente all`Italia di modificare la normativa sull`incompatibilità e sulla riserva di attività nel settore della distribuzione dei farmaci“. A parte Usa e Australia, dove i farmaci da banco da tempo si trovano nei supermarket, la maggior parte dei Paesi europei ha adottato la grande distribuzione per questi prodotti: Austria, Danimarca, Germania, Gran Bretagna, Grecia, Olanda, Spagna e Portogallo. Fanno eccezione Paesi come Italia, Francia e Svezia. I medicinali da automedicazione, gli “Otc“ (“Over the counter“, altrimenti detti “da banco“), rappresentano oggi in Italia l`11% circa della spesa farmaceutica. E negli ultimi cinque anni hanno fatto registrare aumenti consistenti, con valori di mercato che sono passati da 1,7 miliardi di euro circa nel 2000 ai 2,8 attuali. Ma nei Paesi che hanno scelto la grande distribuzione per gli “Otc“, i prezzi si sono notevolmente abbassati. Per esempio in Gran Bretagna, dove, a quattro anni dalla liberalizzazione, i prezzi sono scesi del 30%..

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