Massa – Carrara Acqua: 446 ingiunzioni di pagamento
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fonte:
- il Tirreno
Massa – Carrara Acqua: 446 ingiunzioni di pagamento
Utenti in rivolta, ma il Comune prepara la riscossione coatta
FIVIZZANO. C’è tempo fino al 30 novembre per dimostrare di essere in regola oppure pagare gli importi richiesti dal Comune per il servizio acquedotto degli anni che vanno dal 1992 al 2000. Scaduto tale termine "il Comune – si legge nella missiva inviata a molti cittadini fivizzanesi – in forza al titolo di credito acquisito attiverà, senza ulteriori comunicazioni la procedura di recupero coattivo". Una richiesta questa che come un fulmine a ciel sereno è arrivata a molte famiglie (in tutto 446 solleciti) anche a quelle che avevano provveduto a pagare gli stessi importi richiesti oggi con il sollecito arrivato nel 2003 a firma dell’avvocato Anna Ida Conti. Viene da chiedersi quindi come sia possibile un simile errore quando in maniera diligente si è già provveduto a versare il dovuto comunicandolo anche agli uffici competenti del Comune di Fivizzano. Poco simpatico è poi il fatto di vedersi recapitare a casa la raccomandata con busta intestata del Comune e sentirsi dire dal postino "questo è sicuramente un sollecito di pagamento" facendoti apparire uno che non paga le tasse. A qualcuno poi è salito il sangue alla testa quando si è accorto, ricontrollando i vecchi documenti, che nel 2003 ha pagato anche un rateo del 1997 che per legge era caduto in prescrizione essendo passati cinque anni. Denaro, tra l’altro, che non potrà più essere rimborsato perché una volta eseguito il pagamento non si può più tornare indietro. E ai più ciò che fa arrabbiare davvero è il fatto che molti Enti pubblici consapevoli che dopo cinque anni decade la pretesa di pagamento continuino ad inviare lo stesso le richieste. Sull’argomento, così come si legge sul quotidiano on line del consiglio regionale toscano, c’è la perentoria dichiarazione del Difensore civico regionale Giorgio Morales, che dice "fatture vecchie di cinque anni? Da rispedire al mittente". Morales aggiunge poi che "tali bollette in assenza di atti interrutivi quali raccomandate, sono cadute in prescrizione. Il limite in cui si considera estinto il diritto a pretendere il pagamento, è infatti di cinque anni". Fa poi presente che "dato il tempo trascorso, molti utenti non sono in grado di dimostrare l’avvenuto pagamento specie se le fatture sono state saldate non tramite domiciliazione bancaria ma con pagamento alle Poste" e rivolgendosi gli utenti ricorda che "di fronte alla richiesta del gestore di trasmettere copia degli avvenuti pagamenti, è sufficiente declamare il decorso del termine per opporre la prescrizione. Gli utenti non sono tenuti a dimostrare o comunicare altro’". Della questione ne parla poi il Codacons (Coordinamento delle Associazioni per la difesa dell’ambiente e dei diritti degli utenti e dei consumatori) che su un caso analogo a quello di Fivizzano avvenuto a Reggio Calabria dove venivano richiesti i pagamenti dell’anno 2001, sostiene che "l’amministrazione comunale non ha alcun titolo a richiederne il pagamento, perché già caduto in prescrizione, a meno che non abbia interrotto i termini di prescrizione con precedente avviso di cui deve essere in grado di provare l’avvenuta ricezione, deve desistere d’ufficio dalla propria pretesa, anche senza istanze o domande da parte degli utenti". Anche i contribuenti fivizzanesi prima di pagare è facile che vorranno vederci chiaro e alcuni si sono già rivolti ai propri legali e alle associazioni di categoria tra questa il Comitato Anti Gaia guidato da Serafino Altieri. Resta un dubbio. Nel documento a fianco il sindaco Rossetti annuncia che il Comune aveva interrotto due volte la prescrizione. Ma deve dimostrare che quella lettera di stop alla prescrizione sia effettivamente arrivata agli utenti (quindi tramite raccomandata). Insomma, la questione è aperta e non sarà facile chiuderla.
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