23 Aprile 2020

Mascherine, un affare Sequestro della Gdf

milano Mascherine vendute con un ricarico che va dal 290 al 680 per cento, uno sciacallaggio ignobile quello scoperto dal pubblico ministero Luigi Furno che ha coordinato gli accertamenti della guardia di finanza di Lodi. Il bilancio del blitz messo a segno martedì è di mezzo milione di presidi sanitari sequestrati, e di un iscritto nel registro degli indagati per manovre speculative su merci in periodo di emergenza, ossia il titolare dell’ impresa distributrice degli articoli. Che ora il pm valuterà se donare agli ospedali. I prezzi erano allucinanti: le mascherine ffp1 acquistate dal fornitore a 0,31 euro vendute a cifre oscillanti tra 1,25 euro a 2,50. Quelle chirurgiche comprate a 0,60 euro e rivendute a 1,30. Le ffp2 acquistate a 4,8 euro e smerciate a 9, quindi con un ricarico dell’ 87,5 per cento. Stesso mercimonio con i camici, compresi quelli non sterili: comprati dal fornitore a 0,40 euro venduti a 2,90 euro, quindi con un margine di guadagno del 625 per cento. Guanti – in lattice, in nitrile, o in vinile – venduti dal fornitore con il ricarico del 250 per cento. Una sorta di aggiotaggio insomma, una cresta su beni che in questo momento sono di prima necessità, sul dolore e sul sacrificio di chi sta lottando contro il coronavirus che non poteva essere tollerata. L’ operazione delle fiamme gialle e della procura di Milano è scaturita dalla segnalazione di fonti confidenziali che si sono rivelate attendibili. Molti addetti del settore farmaceutico si erano accorti che l’ epidemia aveva fatto lievitare i prezzi del mercato e pure il Codacons aveva chiesto di alzare la guardia sul fenomeno. Ma volendo guardare il lato positivo dell’ intervento della finanza, mezzo milione di pezzi potrebbero essere utili alle strutture sanitarie ancora sguarnite.

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