17 Settembre 2020

Mascherine, l’ Anac archivia il caso Pivetti

fornitura da 23 milioni di euro, stop al procedimento di vigilanza dell’ anticorruzione. sulla vicenda è aperta un’ indagine per frode
MILANO di Nicola Palma Una maxi fornitura finita al centro di polemiche e inchieste giudiziarie. Ben quattro Procure hanno aperto fascicoli sulla vicenda (poi i filoni sono tutti confluiti nell’ indagine dei pm di Busto Arsizio, i primi a sequestrare parte del materiale a Malpensa), ipotizzando i reati di frode in commercio e immissione sul mercato di prodotti non conformi ai requisiti essenziali di sicurezza. Stiamo parlando del contratto stipulato tra la Protezione civile e la società Only Italia Logistics, amministrata dall’ ex presidente della Camera Irene Pivetti, per la consegna di 10 milioni di mascherine filtranti Ffp2 al costo di 23 milioni di euro. Un contratto contestato pure dal Codacons, che il 27 aprile 2020 ha inviato una segnalazione all’ Anticorruzione, chiedendo che venisse aperta un’ apposita istruttoria «volta a valutare la vicenda denunciata e a predisporre tutti gli accertamenti del caso e profili sanzionatori ritenuti idonei in caso di accertata responsabilità a carico di tutti coloro che verranno individuati come responsabili». Nei giorni scorsi, è arrivato il responso dell’ Anac: archiviazione del procedimento di vigilanza. Nel documento, che prende spunto dalla relazione inviata dalla Protezione civile, emergono i passaggi-chiave della vicenda. Siamo a fine febbraio, la pandemia da Covid-19 è appena scoppiata e tutti, dal Governo agli ospedali, sono a caccia dei dispositivi di protezione individuale. Il 26 si fa avanti, tra le altre aziende, Only Logistics, che, tramite il numero verde del contact center dipartimentale, manifesta «la disponibilità a fornire importanti quantitativi di maschere facciali, in tempi brevi e a prezzi rivelatisi poi in linea con le fasce di prezzo comunicate da Consip». Due giorni dopo, ecco la prima offerta: 5 milioni di maschere Ffp2 entro 5 giorni dal pagamento. Il 5 marzo, arriva il via libera della Protezione civile: l’ ordine prevede la consegna in Italia di 2 milioni di maschere filtranti Ffp2 al prezzo unitario medio di 3,17 euro. Una settimana dopo, però, Only Logistics fa sapere al Dipartimento «che la merce, pronta per la consegna presso l’ aeroporto di Rostov, non poteva essere sdoganata per un improvviso blocco alle esportazioni da parte del Governo russo». A quel punto, la Protezione civile contatta il capo di gabinetto del Ministero degli Esteri, che conferma l’ effettivo stop alle esportazioni e specifica che il blocco non può essere «superato neanche attraverso un intervento diplomatico». Il 17 marzo, Only Logistics comunica di non poter adempiere al contratto per l’ embargo in corso, ma allo stesso tempo propone la fornitura di analoghi quantitativi di maschere facciali «con approvvigionamenti in Cina (che nel frattempo stava riaprendo le frontiere all’ esportazione) e in India». Le due offerte: una da 5 milioni di maschere chirurgiche (andata a buon fine) e una da 10 milioni di maschere Ffp2 (quella contestata). Risultato: due contratti di acquisto per «complessivi 15 milioni di maschere facciali». Il giorno dopo, arriva il primo bonifico per la fornitura da 10 milioni: 13,8 milioni di euro, cioè il 60% in forma di anticipo sui 23 milioni totali; il restante 40% verrà pagato allo sbarco della merce in Italia. Delle otto certificazioni inviate dalla società su altrettanti fornitori cinesi di maschere Kn95 (equiparate come capacità protettiva alle Ffp2 in un verbale del Comitato tecnico-scientifico del 15 marzo), tre passano il vaglio degli esperti, mentre le altre cinque vengono bocciate o comunque rimandate a test specifici. Che fine hanno fatto quei 3,11 milioni di mascherine? Secondo il report della Protezione civile datato 19 giugno, 414.530 sono state distribuite, mentre 1,2 milioni di esemplari sono rimasti stoccati nei magazzini della Beta Trans di Segrate in attesa delle prove del laboratorio Italcest; altri 1,44 milioni di prodotti «sono stati sequestrati dalla Procura di Savona, ancorché riferiti a maschere ritenute idonee dal Comitato tecnico-scientifico», mentre 50.400 «sono state ritirate dai magazzini di Beta Trans direttamente dalla Regione Lombardia, non essendo intervenuto alcun sequestro, ancorché facenti parte dello stesso lotto di fornitura del precedente». E il resto della partita? Il 19 giugno, la Protezione civile dà a Only Logistics un ultimatum: se entro tre giorni non arriva, scatta la risoluzione del contratto. E così avviene il 23 giugno. Non basta: il Dipartimento dà cinque giorni alla società per restituire 12,7 milioni di euro. Fin qui la ricostruzione di quei giorni. Una ricostruzione sulla quale l’ Anac non ha ravvisato margini di intervento o contestazioni da fare, se è vero che il procedimento di vigilanza si è chiuso con l’ archiviazione.

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