Marzo, inflazione mai così alta da dodici anni
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fonte:
- Liberazione
Fiammata dell`inflazione a marzo, come non si vedeva da 12 anni a questa parte. Secondo l`Istat, infatti, l`aumento dei prezzi ha sfondato la soglia del 3 per cento, fermandosi al 3,3 (3,5 a livello europeo); un mese fa era al 2,9. E, manco a dirlo, riguarda soprattutto i prodotti che più pesano nella vita quotidiana delle famiglie italiane, cioè alimentari e carburanti. Ma è su base annuale che l`aumento dei prezzi appare davvero drammatico: per dire, un piatto di pasta rispetto ad un anno fa costa il 17% in più; mentre un pieno di gasolio il 20% (4,8 su febbraio). Ancora: il pane costa il 13,2% in più (lo 0,7 rispetto a febbraio); il latte il 10,5%; frutta, ortaggi e carne rispettivamente sono cresciuti del 5,8, 4,2 e 4. Per non dire dei combustibili per riscaldamento: + 21% rispetto al 2007, quasi 5 rispetto a febbraio. Ancora un po` e riscaldare la casa diventerà un lusso. Naturale che i consumatori lancino l`allarme. Le famiglie italiane, già costrette a sborsare in media 7.700 euro in più negli ultimi 7 anni, quest`anno subiranno un ulteriore salasso di 1.200-1.700 euro. Considerata la tendenza dell`Istat “a sottostimare i rincari – dice per esempio Carlo Rienzi, presidente di Codacons – un`inflazione così elevata può voler dire solamente che ci troviamo di fronte ad una vera e propria emergenza nazionale“. Anche per l`Adusbef, un carovita ai massimi dal 1996 “conferma sette anni di denunce“ contro la speculazione su alcuni prodotti e servizi a cavallo del cambio lira-euro “con uno scippo con destrezza di 7.635 euro a famiglia a reddito fisso“. Contro la corsa dei prezzi è un coro di commenti preoccupati, se si fa eccezione per Confindustria, che si limita a parlare di “allarmismo“. Secondo il Centro studi dell`associazione degli industriali, infatti, “l`accelerazione dei prezzi al consumo è un fenomeno internazionale, non solo italiano“ (peccato che gli stipendi italiani siano già i più bassi d`Europa) ed “è confinata a due settori specifici: l`alimentare e l`energetico“ (scusate se è poco). Ciò significa che “non si può parlare di vero processo inflazionistico“ e dunque l`aumento dei prezzi di marzo “non deve giustificare allarmismi“ che potrebbero spingere ad “agire con aumenti generalizzati delle retribuzioni“, “blocchi dei prezzi“, o “sconti fiscali estesi a tutti“, gli unici rimedi essendo “concorrenza e efficienza“ e qualche misura mirata “per compensare gli effetti sui bilanci delle famiglie più colpite“. Quando si dice, la voce del padrone. Gli industriali sono preoccupati che, alla fine, davvero qualcuno si decida a introdurre meccanismi che adeguino salari e pensioni al costo reale della vita. Perciò mettono le mani avanti. Ma che serva una “nuova scala mobile“, come la chiama senza mezzi termini Pietro Folena (capolista al senato in Puglia per la Sinistra arcobaleno) ormai è un dato di fatto. “A chi ci dice che aumenterebbe l`inflazione – osserva Folena – dico che anni di politica salariale basata sulla contrazione del potere d`acquisto non ha giovato: vediamo oggi gli effetti di una crisi spaventosa, che si porta dietro pure l`inflazione“. Di “ripristino della scala mobile su stipendi e pensioni“ parla anche Franco Turigliatto (Sinistra critica), mentre Paolo Ferrero, ministro della solidarietà sociale, indica due strade: “Da un lato bisogna ridurre le tasse sulle pensioni e sugli stipendi, e le risorse per fare questo si possono prendere sia dalla lotta all`evasione fiscale sia facendo pagare di più le grandi rendite finanziarie (per la cronaca, visto l`andamento delle entrate, ieri il ministero dell`Economia ha valutato che il 2008 si potrà chiudere con “un possibile extragettito“, ndr); in secondo luogo bisogna controllare i prezzi“. E Franco Giordano, segretario del Prc, torna a ribadire che “è necessario modificare il paniere dell`Istat, assolutamente inadeguato“. Marigia Maulucci, della segreteria confederale della Cgil, tira in ballo i partiti impegnati nella campagna elettorale: “Devono dire subito cosa intendono fare“. Peccato che da Pd e Pdl arrivino solo affermazioni vaghe: per un Berlusconi che parla genericamente di “voltare pagina“, c`è un Veltroni che vuole aumentare la domanda interna “innalzando salari e pensioni e poi lavorare sul controllo della filiera dei prezzi“. Ma Maulucci avverte: “Servono interventi strutturali e di sistema e non misure estemporanee e poco generalizzate come la detassazione dello straordinario“ (misura che si trova nel programma sia di Pd che di Pdl). Intanto, dice la sindacalista, una cosa il nuovo governo può fare subito: “Utilizzare le risorse ddell`extragettito 2008 già accantonate per avviare una massiccia redistribuzione verso retribuzioni e pensioni nella forma di maggiori detrazioni fiscali“. Sulla stessa lunghezza d`onda anche gli altri due sindacati confederali. La Cisl parla di “vera e propria emergenza nazionale“, mentre la Uil sottolinea: “Bisogna che immediatamente si operi con una duplice azione: da un lato, si passi ad un controllo dei prezzi di prima necessità, avviando un`opera di calmierazione e, dall`altro, aumentando il potere di acquisto delle pensioni e dei salari“. Difficile che, su questo, trovino Confindustria al loro fianco.
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