Martino, la Marina non ha colpe
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fonte:
- Gazzetta del Sud
Martino, la Marina non ha colpe
Gli undici superstiti sono stati sbarcati ieri sera a Porto Empedocle
AGRIGENTO ? «Secondo le informazioni che ho avuto la Marina ha fatto tutto quello che ha potuto per evitare a Lampedusa la tragedia che si è verificata. In ogni caso analizzerò la documentazione nei dettagli perché non residuino dubbi». È quanto ha sostenuto ieri il ministro della Difesa, Antonio Martino, con riferimento al drammatico naufragio costato la vita a decine di clandestini in viaggio verso le coste siciliane. Martino ha poi aggiunto: «Le accuse mosse alla Marina mi paiono del tutto immotivate, mi sembra invece che abbia fatto tutto il possibile. Molto probabilmente è stata usata, ancora una volta, una nave troppo grande e non adatta a rimorchiare un peschereccio come quello e poi in un mare così agitato». «Bisogna stare molto attenti ? ha precisato il ministro ? a provocare un danno di immagine ad una forza armata, inoltre con accuse che non paiono fondate». Ed a questo proposito, ha voluto ricordare la tragedia del Venerdì Santo del `97 quando colò a picco una nave con 80 albanesi. «Si pensò alla responsabilità della Marina ? ha concluso ? invece le colpe si accertò che erano di chi aveva pensato all`uso di grandi imbarcazioni per contrastare l`arrivo di imbarcazioni così piccole». Nessuna battuta, invece, sugli accenni polemici venuti sul piano politico: «Non mi pare proprio ? ha subito smorzato Martino ? che si possa trasformare una tragedia così toccante in momento di confronto politico. Sono decine e decine gli episodi che testimoniano l`azione di soccorso garantità dalle nostre unità militari in favore di imbarcazioni cariche di disperati abbandonati al loro destino in mezzo al Mediterraneo. Sono fatti che testimoniano un quadro ben diverso di quello che qualcuno oggi vorrebbe accreditare». Intanto, mentre il viaggio della speranza di una vita migliore per un pugno di immigrati clandestini annegati nel basso Mediterraneo e stipati nelle celle frigorifere dei motopesca mazaresi finiva stanotte sui moli di Porto Empedocle in dodici bare di zinco, su quegli stessi moli, nel pomeriggio di ieri sono sbarcati i dieci superstiti, accompagnati dai carabinieri da Lampedusa sul traghetto di linea Paolo Veronese. Sono stati trasbordati su una motovedetta che li ha portati in banchina per accelerare le procedure di identificazione formale. Poi, probabilmente, saranno avviate le procedure di reimpatrio. A sud di Lampedusa, intanto, proseguono senza sosta le ricerche di improbabili naufraghi, rimasti appesi a bidoni galleggianti o detriti di legno. E se al Cassiopea è stato dato l`ordine di rientrare nel porto di Augusta, le ricerche in mare proseguono con un notevole spiegamento di uomini e mezzi: alle operazioni partecipano la Corvetta della Marina Militare Driade una motovedetta della Guardia Costiera di Lampedusa, un elicottero della Marina di stanza nell` aeroporto di Sigonella, un aereo Orca delle Capitanerie di Porto proveniente da Catania, e un aereo Islander inviato dalle autorità maltesi, che solo oggi hanno deciso di collaborare nelle ricerche malgrado la zona rientri sotto il proprio controllo Rsc (ricerche e soccorso) in base alla convenzione internazionale di Amburgo. «Continueremo ad andare avanti nelle ricerche oltre ogni ragionevole dubbio ? assicura il comandante della Capitaneria di Porto di Palermo Vincenzo Pace, che ha coordinato le operazioni ? non abbiamo perso le speranze: stiamo cercando superstiti, non cadaveri». E il dramma dei clandestini annegati è rivissuto la scorsa notte nella telefonata di una donna eritrea agli investigatori: aveva appreso del naufragio e cercava disperatamente notizie del fratello, partito tre giorni prima da un porto libico. La conferma, per gli investigatori, che la barca carica di disperati è partita dalle coste nordafricane e non dalla Turchia. Decolla, intanto, l`inchiesta della magistratura sulle eventuali responsabilità di un soccorso in mare finito male: dopo avere sequestrato le bobine con le conversazioni radio tra l`unità della marina Militare Cassiopea ed il motopesca Elide in quei drammatici momenti i due magistrati della procura di Agrigento titolari delle indagini, Luca Venturi e Claudio Corselli, sono andati nel pomeriggio a Mazara del Vallo, dove, nel commissariato di polizia, hanno interrogato a lungo l`armatore Paolo Asaro, il comandante Vito Diodato e i dodici componenti dell`equipaggio dell`Elide, il motopesca che ha trainato per due ore e mezza il barcone carico di disperati poi affondato a 65 miglia a sud di Lampedusa. Parlando con i giornalisti il nostromo dell`Elide aveva accusato il pattugliatore d`altura Cassiopea di avere delegato ai pescatori le operazioni di salvataggio. Il comando della Marina Militare lo ha smentito sostenendo di avere offerto la massima collaborazione in relazioni alle condizioni meteo marine non agevoli. E a Mazara i due magistrati cercano anche tracce di un video amatoriale che sarebbe stato girato a bordo dell`Elide nei momenti immediatamente successivi al rimorchio del barcone: a riprendere uomini, donne e bambini stipati ?come sardine? nell`imbarcazione di sette metri sarebbe stato, secondo due quotidiani che stamane hanno pubblicto la notizia, un marinaio del motopesca. La Procura di Agrigento ha emesso un decreto di sequestro del filmato, utilissimo, se esistente, per stabilire le esatte dimensioni numeriche della tragedia; top secret l`esito delle ricerche compiute dalla polizia. Sui tavoli della Procura di Agrigento è finito anche un esposto del Codacons che chiede alla magistratura di accertare eventuali responsabilità del comandante del Cassiopea nelle operazioni di soccorso: «la Cassiopea avrebbe messo in mare una lancia quando la maggior parte degli sfortunati era già stata inghiottita dalle onde salvandone solo due – è scritto in una nota – un fatto che, se confermato, risulterebbe gravissimo e potrebbe configurare il reato di omissione di soccorso».
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