30 Maggio 2012

Martinelli dal carcere chiede di patteggiare

Martinelli dal carcere chiede di patteggiare

L’ istanza è sul tavolo del pubblico ministero Franco Bettini. Luigi Martinelli chiede di patteggiare una pena contenuta entro cinque anni. Vuole chiudere in fretta (e con la riduzione di un terzo della condanna) il conto con la giustizia aperto il 3 maggio scorso, quando aveva tenuto tutti con il fiato sospeso barricandosi nell’ Agenzia delle entrate di Romano di Lombardia. Imbottito di armi, con un fucile a pompa, due pistole, un coltello e un centinaio di munizioni addosso, aveva tenuto in ostaggio per sei ore l’ impiegato Carmine Mormandi. Si era consegnato solo la sera alle 21, convinto dal vicebrigadiere del paese Roberto Lorini, entrato negli uffici come volontario in cambio della liberazione di altri cinque ostaggi. Ora, l’ uomo di Calcio che odia il canone Rai e le tasse, che era convinto di dover pagare 44 mila euro a Equitalia ma che in realtà ha un debito di 2.400 euro, che voleva «fare solo casino» per attirare l’ attenzione delle televisioni e dei giornali, tratta con la Procura. Non certo direttamente, perché da quel 3 maggio è rinchiuso nel carcere di Bergamo. Lo fa per lui l’ avvocato Giuliano Leuzzi di Roma che il Codacons gli ha messo a disposizione grauitamente «allo scopo di dare un forte segnale simbolico sullo stato di difficoltà in cui versano migliaia di piccoli imprenditori, vessati dai debiti e dalle richieste di Equitalia». Una trattativa tutta aperta, vista la lista di contestazioni a Martinelli: sequestro di persona, sparo in luogo pubblico e detenzione illegale di armi, le accuse. Un caso che il pm sta valutando attentamente, prima di decidere se dare il consenso al patteggiamento. Nella trattativa, oltre ai fatti, a pesare a sfavore dell’ ex imprenditore c’ è anche l’ ordinanza con cui il giudice per le indagini preliminari Giovanni Petillo ha deciso di tenerlo in cella. Pericolo di reiterazione del reato, sproporzione tra le motivazioni e la gravità del gesto, l’ arsenale di fucili, carabine, polvere da sparo e proiettili custoditi in casa. Ma sull’ altro piatto della bilancia potrebbero arrivare nuove carte, ora nelle mani della difesa. I familiari di Martinelli si stanno prodigando in una raccolta di firme in paese. Nomi e cognomi di chi è pronto a «testimoniare» che non ha mai fatto del male a nessuno, che il Martinelli che loro conoscono non è la stessa persona che è finita sui giornali. Per il momento sono 600. Intanto, però, lui resta in carcere. L’ udienza per il riesame della misura cautelare era stata fissata per ieri, al tribunale di Brescia. Ma indagato e avvocato non si sono presentati. Per scelta. Un passo indietro che conferma la volontà di seguire una diversa strategia difensiva. «Sì, abbiamo rinunciato, per cercare altre strade – conferma l’ avvocato Leuzzi -. Martinelli sta bene, è lucido e sereno. In questi giorni di detenzione ha capito che ha superato il limite. Oggi è consapevole di quello che ha fatto ed è pentito. Chiede della sua famiglia ed è colpito dalla vicinanza della gente che sta firmando in sua solidarietà». Giuliana Ubbiali [email protected] RIPRODUZIONE RISERVATA.
 
 

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