20 Giugno 2012

Martedì i 7 del cda Incognita Lega e Idv

Martedì i 7 del cda Incognita Lega e Idv

Il clima attorno al rinnovo del Cda Rai
è sempre arroventato dalle polemiche,
con Antonio Di Pietro che accusa il Pd
di aver messo in atto una nuova «lottizzazione
». I sette consiglieri di amministrazione
per viale Mazzini si voteranno
martedì 26 commissione di Vigilanza,
uno slittamento (sarebbe dovuto avvenire
domani) deciso dal presidente
Sergio Zavoli con l’ufficio di presidenza,
riunito ieri.
272CURRICULA
Sono state accolte così le richieste del
leader Idv e del radicale Beltrandi perché
ci fosse il tempo di esaminare i curricula.
Quasi 300 (272) arrivati a valanga
a Palazzo San Macuto al termine
della scadenza lunedì sera. Fra questi
quelli dei due candidati scelti dalle associazioni
e che saranno votati dal Pd.
«Confermo la mia disponibilità per la
Rai e a questo scopo ho anche inviato il
mio curriculum», si è limitato a dire
ieri Gherardo Colombo, e ha confermato
la sua disponibilità anche Benedetta
Tobagi. Con un tweet Roberto Saviano
ha apprezzato la scelta della giornalista,
«una mente libera e giovane».
Il metodo nuovo sperimentato da
Bersani ha creato lo scompiglio. Però
è stato apprezzato da Zavoli, che fa notare
nelle procedure adottate «taluni
aspetti ancora complessi e controversi,
come l’uso fin qui praticabile dei
curricula» anziché la spartizione tra
partiti. Comunque, prosegue il presidente
della Vigilanza, “la politica, nei
limiti della legislazione vigente – la leg-
ge Gasparri, ndr -, ha avviato un nuovo
modo di concepire il rapporto con la
Rai, il più grande laboratorio civile e
culturale del Paese».
A mettersi di traverso è però Antonio
Di Pietro; in una conferenza stampa
ha annunciato che potrebbe non
partecipare al voto: «Il Pd ha fatto scelte
di altissima qualità» ma avrebbe
commesso un «doppio errore: quello
di accettare una spartizione lottizzatoria
che darà al Pdl la possibilità di scegliere
i suoi lanzichenecchi, con l’aggravante
della copertura della società
civile usata come paravento».
Eppure il leader Idv apprezza la scelta
di Gherardo Colombo, «un ex collega
di cui sono orgoglioso». Però ha
chiesto a Zavoli in una lettera che si
stabilisca una «griglia» per selezionare
tra i curricula le candidature più
adatte. E se questo non avverrà, annuncia
Di Pietro, l’Idv (a San Macuto
sono due parlamentari) martedì uscirà
dall’aula e non voterà e «non importa
che l’eventuale consigliere che spetterebbe
all’Idv finisca al Pd o al Pdl.
Noi difendiamo un principio». Però pone
alcuni paletti che sembrano riferiti
ai candidati del Pdl: che siano esclusi
candidati «il cui precedente operato in
Rai possa essere controllato dal Cda» o
chi «ha avuto incarichi in Autorità di
garanzia che hanno, a vario titolo, competenze
sulla Rai» (come Antonio Pilati,
ex Agcom e Antitrust). Nota che vale
anche per Luigi Gubitosi, ex amministratore
delgato di Wind indicato da
Monti come direttore generale Rai. I
Radicali vorrebbero invece che fossero
auditi i candidati. In trecento?
L’altra incognita è la Lega, che oggi
in una conferenza stampa dirà che sarebbe
pronta a non votare. In questo
caso i 18 parlamentari del Pdl (con Popolo
e Territorio) si voteranno i tre
consiglieri, in pista ci sono Antonio
Verro, Pilati, gli “uomini Rai” ex An
come Guido Paglia e Rubens Esposito,
o anche il direttore del Tg1 a tempo
Alberto Maccari.Mala Lega, per mantenere
un rapporto con Berlusconi, potrebbe
votare e regalare un en plein al
Pdl con 4 consiglieri.
Se la Lega non voterà, il nuovo Cda
sarà formato dalla presidente
“montiana” Anna Maria Tarantola,
dal consigliere di fiducia del Tesoro
Marco Pinto, da Tobagi e Colombo votati
dal Pd, da uno Udc (De Laurentiis,
probabilmente), e da tre Pdl. Se invece
l’Idv si unisse al Pd e all’Udc su un altro
nome, potrebbero avere una maggioranza
antiberlusconiana di quattro.
La polemica è tutta politica (anche
se Giovanni Sartori definisce «una pensata
bambinesca» la scelta di Bersani).
Matteo Orfini dal Pd risponde aDi Pietro:
«È in cerca di visibilità ma fa una
figuraccia. Attaccare scelte come quelle
fatte sul Cda della Rai definendole
“lottizzazione” è un atteggiamento irrispettoso
non per il Pd, ma per le due
straordinarie personalità indicate e
per le associazioni che si sono fatte carico
in modo trasparente di sceglierle
».Ecomunque l’intento, secondo Orfini
«è attaccare il Pd, ne terremo conto
» per le future alleanze.
Ci sono poi le proteste del Forum
delle associazioni di ispirazione cattolica
(Acli, Coldiretti, Cdo, Confartigianato,
Confcooperative, Cisl, Mcl) che parlano
di «bando di concorso con autocandidature
», secondo loro «lottizzatorie
».Ese la Federconsumatori e l’Adusbef
apprezzano i nomi di Colombo e
Tobagi (fanno parte del Comitato per
la Libertà) anche se non erano stati indicati
da loro, il Codacons, il cui presidente
Rienzi si era autocandidato, è durissimo:
«Se Gherardo Colombo entrerà
nel Cda della Rai, allora a Pippo Baudo
dovrà essere affidato il compito di
dirigere una Procura della Repubblica».

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