22 Agosto 2009

Maroni: “Autovelox, mai più pattuglie nascoste”

Sarà vietato ai privati gestire gli apparecchi di misurazione della velocità

Una direttiva, per ricordare regole che in tanti fingevano di ignorare, e per fermare quelle speculazioni che parevano la norma. Consapevole del caos sugli autovelox, alimentato anche da norme poco chiare, ieri il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, ha inviato ai prefetti e alla polizia stradale un testo in cui ribadisce che i «rilevatori di velocità devono essere gestiti soltanto dagli operatori di polizia», come recita il primo punto della circolare. Nulla di nuovo, visto che il Codice della strada e i regolamenti ministeriali prevedono già che siano solo gli agenti a verificare la velocità, a visionare i filmati e a compilare i verbali per le multe. Ma la realtà spesso era (ed è) spesso diversa, con gli impiegati delle società private che si occupavano di tutto: dai rilevamenti sino alla notifica delle contravvenzioni. In cambio, la polizia locale riconosceva alle aziende forti percentuali sulle multe. Un sistema diffuso, per un giro d’affari enorme, come dimostrato da una lunga teoria di ricorsi e cause. «Ma solo le forze dell’ordine possono gestire gli autovelox», ribadisce Giandomenico Protospataro, funzionario di Polizia stradale del ministero dell’Interno. Che sottolinea: «Questa direttiva non cambia le norme, vuole solo ricordare e chiarire qual è l’interpretazione corretta». Quindi, «stop alla gestione degli autovelox delegata a società private», che dovranno occuparsi solo degli aspetti esclusivamente tecnici. E, soprattutto, non potranno ricevere compensi «collegati alle sanzioni eventualmente riscosse». Un freno alla moltiplicazione delle multe, per mano di privati pagati a percentuale. Che, nei piani del Viminale, dovranno tornare nei ranghi, senza improvvisarsi vigili aggiunti. La gestione degli autovelox, compreso «il controllo periodico di funzionalità degli apparecchi», resterà competenza esclusiva degli agenti. Gli unici a poter visionare foto e video, anche per la tutela della riservatezza. Le immagini riprese dagli autovelox non possono essere mandate per posta assieme al verbale, e possono essere mostrate solo al proprietario della vettura. Se nelle foto ci sono altre persone, vanno rese irriconoscibili. Un altro punto nodale della direttiva riguarda la maggiore trasparenza sulla segnalazione dei rilevatori. «La presenza degli autovelox deve essere segnalata in anticipo, con cartelli chiari – ricorda Protospataro – e anche su questo la legge era già chiara». Ma il Viminale l’ha sottolineato ugualmente, ben sapendo che gli apparecchi nascosti lungo le strade sono tanti: e illegali. La postazione di controllo deve essere invece ben visibile, attraverso l’impiego di un veicolo di servizio parcheggiato al lato della strada. Se si tratta di un’auto "civetta", nei pressi deve esserci un cartello che indica la forza di polizia, oppure bisogna tenere un lampeggiante sul tettuccio. La direttiva affida poi ai prefetti il compito di «monitorare il controllo della velocità sul territorio», anche grazie alle Conferenze provinciali permanenti. Appuntamenti periodici, in cui le autorità amministrative, la polizia stradale e quella locale dovranno individuare i punti dove si registrano più incidenti, basandosi anche sui dati del biennio precedente. Zone a rischio, dove dovranno rafforzare la presenza degli autovelox. L’obiettivo del ministero è quello di razionalizzarne l’utilizzo, evitando sprechi o sovrapposizioni inutili. Il numero degli apparecchi, insomma, non cambierà. Ma Maroni vuole maggiori risultati, anche per rispettare le indicazioni della Commissione Europea che punta a dimezzare le vittime per incidenti stradali entro il 2010. La direttiva del ministro piace al direttore della Polstrada, Roberto Sgalla: «Il testo regola e specifica le norme esistenti, eliminando le zone d’ombra che si erano addensate in alcuni punti. Il cittadino-automobilista ora sarà più tutelato ma, al tempo stesso, per lui cadono scuse e alibi: chi sbaglia, paga».  Il Codacons bolla invece la direttiva come «insufficiente e ripetitiva». Mentre dal dipartimento di Meccanica del Politecnico di Milano annunciano di aver creato un prototipo di sensore in grado di misurare non solo la velocità del veicolo, ma anche di valutare se l’andatura è corretta rispetto alla reale condizione della strada. L’automobilista, quindi, viene avvertito se, pur rientrando nei limiti di legge, sta guidando in una condizione di rischio.

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