Marino ko: a Roma pure l’ acqua avvelenata
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fonte:
- Libero
La vicenda dell’ acqua all’ arsenico finisce in un fascicolo d’ indagine. La procura di Roma vuole vederci chiaro, a partire dal grave ritardo con il quale il Comune ha avvisato la popolazione di Roma Nord del pericolo in atto. Il Codacons, la prima associazione consumatori a presentare ieri un esposto negli uffici di piazzale Clodio, ha anche chiesto che il Campidoglio finanzi le analisi del sangue per tutti i romani che abitano le aree a rischio (si tratta di alcune strade dei municipi XIV e XV) e che le bollette idriche siano sospese finché l’ acqua non tornerà a essere potabile. Sono 500 le famiglie colpite da questo disastro ecologico. Si parla di rubinetti domestici dai quali sgorga acqua contaminata dal famigerato veleno e da metalli tossici. I risultati delle analisi disposte dal Comune erano finiti sul tavolo del sindaco Ignazio Marino già a metà febbraio, tanto che il dottore ha firmato in tempi rapidissimi (il 21 febbraio scorso) l’ ordinanza che ne vieta l’ uso e il consumo fino al prossimo 31 dicembre. Oltre a evitare di bere quell’ acqua, i tecnici hanno vietato di usarla perfino per cucinare e per lavarsi. Insomma, è evidente che i rischi di contaminazione siano altissimi, nonostante ciò le persone direttamente interessate sono state informate solamente una settimana dopo del provvedimento «d’ urgenza» che ne dichiarava la pericolosità. In scia al Codacons guidato da Carlo Rienzi, interviene anche “Primavera nazionale, coordinamento RomaNord”. Il suo presidente, Riccardo Corsetto, ha spiegato: «Abbiamo presentato esposto alla magistratura di Roma affinché apra un fascicolo per verificare se il mancato allarme dell’ amministrazione capitolina alla cittadinanza di Roma costituisca reato penale. A nostro avviso è gravissimo che il Comune di Roma Capitale, e quindi chi lo rappresenta, non abbia allertato nelle dovute modalità i residenti di alcune zone del Municipio ex XIX ed ex XX della presenza di arsenico e batteri fuori dalle norme fissate per la salute umana nell’ acqua che arriva nelle case. In un Paese civile il sindaco avrebbe già rassegnato le dimissioni». Ma a Roma di dimissioni non si è sentito parlare. In compenso, l’ assessorato alle Infrastrutture della Regione Lazio e l’ assessorato comunale ai Lavori Pubblici fanno sapere che da oggi – oltre alle due autobotti presenti nei municipi interessati dal divieto di utilizzo delle utenze domestiche – si aggiungeranno 7 serbatoi mobili forniti da Acea. I serbatoi mobili saranno posizionati nel XIV Municipio in via di Tragliatella 86 (scuola materna), via Cherasco, piazza Santa Maria Galeria, via Paravia (Pian Saccoccia); nel XV Municipio in via Prato della Corte, via Braccianese (km 12,700), Malborghetto. I residenti potranno riempire i secchi e tirare avanti – si spera – fino a ben prima di quel limite posto da Marino al 31 dicembre. Nonostante le condotte idriche incriminate siano della società Arisal, l’ Acea si è detta disponibile a contribuire alla clorazione (facendo tornare l’ acqua disponibile per usi igienici, ma non alimentari, in una settimana). Dopo i diversi esposti e segnalazioni arrivati nella cittadella giudiziaria, il procuratore capo Giuseppe Pignatone ha assegnato il fascicolo al procuratore aggiunto Roberto Cucchiari, titolare dei reati ambientali. Il pubblico ministero ha disposto i primi accertamenti ai carabinieri del Noe. Allo stato non c’ è alcuna ipotesi di reato e si procede contro ignoti.
roberta catania
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