22 Ottobre 2014

Marino fa il furbo sui gay e mette in mezzo gli avvocati

Marino fa il furbo sui gay e mette in mezzo gli avvocati

ENRICO PAOLI Dalle sceneggiate alle carte bollate. Dalle sale del Campidoglio alle aule di tribunale. Dalla sfida come provocazione, allo scontro con lo Stato come atto d’ insubordinazione. Con tutti gli inevitabili strascichi polemici che, a dire il vero, il sindaco di Roma Ignazio Marino accarezza come un gatto siamese. In fondo gli stanno regalando una vetrina internazionale che, come primo cittadino della Capitale, non avrebbe certo ottenuto. Soprattutto ora che la battaglia diventa esclusivamente legale. Anzi, una guerra totale. «Siamo in una terra di nessuno. Non so se il Prefetto può venire con un grande timbro e apporre la scritta “annullato” sul registro di stato civile», afferma Marino, «non so qual è la procedura». Insomma, la sua legge è più forte di quella che il prefetto di Roma, Giuseppe Pecoraro, intende applicare, rifacendosi ai codici. Come se il Campidoglio fosse un organo extraterritoriale. «Stiamo valutando come comportarci e mi consulterò con gli altri sindaci che hanno compiuto atti identici al mio», spiega il primo cittadino della Capitale, «io non celebro unioni civili, né omosessuali né eterosessuali, perché la legge non lo consente», ha ribadito Marino, sottolineando che «quello che ho fatto è la mera trascrizione di un atto riconosciuto dai governi di altri stati, molti dei quali dell’ Unione Europea che dal 2002 richiede parità di diritti per tutti i cittadini». Una tesi, quella di Marino, che rischia di scontrarsi frontalmente con la legge italiana. E siccome il caso è aperto, «il Parlamento deve colmare un vuoto», spiega l’ ex presidente della Camera, Gianfranco Fini, «sono stato uno dei primi a dirlo attirando critiche d’ ogni tipo: serve una legge che regolamenti le unioni civili come accade in altri Paesi». Forse non tutti i torti. D’ ora in poi, infatti, la questione si sposta nelle aule di tribunale. E non solo quelle italiane. Se sarà necessario le battaglie legali investiranno anche la Corte europea di Strasburgo. Il Campidoglio sta studiando le strategie legali sulla «potenziale discriminazione contenuta in un’ azione di cancellazione di un atto civile, contratto legalmente in un paese Ue, solo sulla base del sesso dei contraenti». Nella missiva di quattro pagine inviata da otto coppie al Prefetto, e per conoscenza al presidente della Repubblica e al ministro della Giustizia, gli avvocati invitano il presidente del Tribunale di Roma «a rilevare il conflitto di attribuzioni che il ministero pretende di attribuire al Prefetto e le attribuzioni che la legge conferisce all’ autorità giudiziaria». Di qui la richiesta, anche al governo, di «tutelare la separazione dei poteri definita dalla legge a garanzia dei diritti dei soggetti interessati». E ieri c’ è stato anche un saluto veloce tra il sindaco di Roma e il Prefetto, all’ entrata di Palazzo Valentini, dove era in programma l’ insediamento del nuovo consiglio metropolitano. «Ci sentiamo dopo», ha detto Marino a Pecoraro, quest’ ultimo sceso dall’ auto per salutarlo. «Buon lavoro, a presto» ha risposto il Prefetto. È la prima volta che i due si incontrano da sabato scorso, giorno in cui il primo cittadino ha registrato 16 coppie gay in Campidoglio, atti che il Pecoraro ha intimato di annullare: «Il problema adesso è tutto del sindaco, che ha iniziato la procedura e adesso deve andare avanti». Intanto la Chiesa lancia un nuovo attacco e lo fa per bocca del segretario di Stato Vaticano, il cardinale Pietro Parolin, che sostanzialmente parla di impossibilità di equiparazione delle unioni gay al matrimonio tra un uomo e una donna. Il Codacons, invece, ha presentato una serie di esposti in Procura a sostegno di Marino. Infine in un liceo romano c’ è stato un ennesimo atto di intollerenza. Il presidente dell’ associazione Giuristi per la vita, Gianfranco Amato, ha paragonato le unioni tra omosessuali ai rapporti tra uomini e animali. «Queste dichiarazioni si commentano da sè. Da un lato io sono stato oggetto di una violenza verbale inaccettabile. Dall’ altro, per fortuna, l’ applauso degli studenti dimostra che le nuove generazioni sono immuni dai germi dell’ intolleranza e dell’ odio». afferma il sottosegretario Ivan Scalfarotto, protagonista dell’ episodio.

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