30 Marzo 2019

Mappa del risparmio tradito

malafinanzain 20 anni un milione di investitori coinvolti e quasi 30 miliardi in fumo, fra azioni e bond divenuti carta straccia o diamanti difficili da piazzare. quattro strade per recuperare i soldi. le insidie restano e c’ è chi ancora propone pietre da investimento
Un milione di persone in Italia hanno subìto, nel corso degli ultimi vent’ anni, perdite per circa 30 miliardi di euro. Investimenti in azioni, obbligazioni subordinate, diamanti, titoli e beni che si sono tramutati in polvere per diverse ragioni, non da ultimo il fallimento di istituzioni finanziarie e società. Anche con il terribile assist della Commissione europea, che è intervenuta impedendo al Fondo Interbancario di Tutela Depositi (Fidt) di agire per tempo in situazioni difficili. Ma il 19 marzo segna una data spartiacque, perché il tribunale dell’ Ue ha annullato, con una sentenza storica, la decisione della Commissione di bocciare il piano di aumento di capitale di Banca Tercas da parte della Popolare di Bari grazie alla copertura del Fondo Interbancario. I giudici hanno stabilito che non si è trattato di un aiuto di Stato. E questo apre una strada importante per i risparmiatori, secondo gli avvocati del Codacons, che stanno studiando la via per poter far causa all’ Ue non solo a favore degli azionisti e obbligazionisti della Popolare di Bari, ma anche per chi si è trovato in mano i titoli delle quattro Casse del centro Italia, della Popolare di Vicenza e di Veneto Banca. Al momento si è fatto poi particolarmente vivace anche il fronte politico. Da un lato è atteso per l’ inizio di aprile, forse già lunedì 1, il via libera del Decreto legge sulla Crescita, nel quale è previsto un capitolo dedicato ai risparmiatori truffati, dall’ altro venerdì 29 marzo il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha promulgato la legge sulla commissione di inchiesta sulle banche, che dovrà operare nel rispetto del mondo del credito. Decreto rimborsi, chi può accedervi. A questo punto MF-Milano Finanza ha cercato di capire quali sono le strade per recuperare il denaro perso, i costi da sostenere e i tempi indicativi. Il decreto rimborsi su cui punta il governo prevede un plafond da 1,5 miliardi. L’ idea nasce dalla legge di Bilancio del 2018 che ha istituito un fondo di ristoro da 100 milioni. L’ attuale governo ha voluto destinare una disponibilità più generosa, con una potenza di fuoco 15 volte maggiore, aperta a tutti e senza arbitrato. E qui Roma si è dovuta confrontare con Bruxelles sulla questione degli aiuti di Stato. E ha dovuto specificare alla Commissione Ue i limiti di chi potrà appellarsi al fondo. Il testo, in via di definizione, si sta orientando nei confronti dei casi di misselling, vendita fraudolenta a persone che non erano in grado di poter capire la complessità finanziaria della proposta allo sportello bancario. I risparmiatori dovranno poi dimostrare di trovarsi in una situazione sociale di necessità. In questo modo sono tagliati fuori gli investitori che non hanno problemi economici e le società. I risparmiatori contro la Commissione Ue. I limiti del Decreto rimborsi potrebbe essere superato da una causa collettiva contro la Commissione. È la via che gli avvocati del Codacons e di Adusbef stanno studiando dopo la sentenza Tercas. Andrebbe a riguardare anche i quattro istituti in risoluzione, la Popolare di Vicenza e Veneto Banca. E le conseguenze potrebbero allargarsi agli azionisti coinvolti in tutti gli aumenti di capitale nelle banche italiane dovuti allo smaltimento in ingenti quantità di npl a prezzi di mercato bassi, determinati da quel 17,5% che fece da benchmark quando i quattro istituti in risoluzione furono costretti a svendere i crediti deteriorati e la cifra divenne prezzo di riferimento per i casi successivi in Italia determinando ingenti minusvalenze. Quindi in ultima istanza potrebbe addirittura toccare l’ aumento da 13 miliardi di Unicredit, ma anche quello da 700 milioni del Credito Valtellinese. Per Vincenzo Laudadio, avvocato dell’ Adusbef, dalla sentenza Tercas «è possibile ipotizzare una manipolazione del mercato con l’ alterazione dei valori delle società coinvolte, le banche, in base all’ articolo 185 del Testo Unico della Finanza». C’ è da verificare la possibilità di una causa collettiva nei confronti di un soggetto pubblico, la Commissione Ue. Una via del genere non porrebbe limiti, perché può accedervi chiunque, senza requisiti di reddito. Causa civile o penale? Le altre due strade percorribili sono i tribunali italiani. «All’ inizio ci rivolgevamo ai giudici civili», spiega Marco Ramadori, legale del Codacons, «sovraccaricati di lavoro e dai tempi lunghi. Poi abbiamo scelto l’ azione penale, trattandosi di vendita fraudolenta di un prodotto finanziario da parte degli sportelli bancari. Il penale ha tempi più celeri e permette di ottenere la somma persa, gli interessi e i danni morali», aggiunge. In tal senso l’ azione viene fatta nei confronti dell’ istituto di credito che ha venduto l’ azione o il bond. «In questo senso i casi Parmalat, Cirio, i bond Argentina sono capitoli chiusi e denaro recuperato», precisa Ramadori. Il costo delle cause può essere calcolato in base al minimo tariffario (Adusbef) oppure il 10% del valore recuperato (Codacons), cifre calmierate perché azioni collettive. Se un singolo legale dovesse studiare da zero la causa la pratica, potrebbe essere anti economico portarla avanti per il singolo risparmiatore. I diamanti che nessuno vuole. La Gdf ha sequestrato in via preventiva 700 milioni di euro a febbraio a cinque banche (Unicredit, Intesa Sanpaolo, Banco Bpm, Mps e Aletti) per aver venduto le pietre quali beni da investimento. Ad oggi diverse associazioni dei consumatori hanno spiegato a MF-Milano Finanza di aver trovato accordi transattivi con quasi tutti gli istituti di credito. Restano diverse posizioni da definire con il Banco Bpm, «che propone una cifra media del 33% rispetto a quanto versato dai risparmiatori e non vuole le pietre», racconta Camilla Cusumano, avvocato dell’ Adusbef. «Le gioiellerie contattate offrono oggi non oltre il 20% di quanto speso a suo tempo dai nostri clienti e quindi una proposta del 33% è troppo bassa, miriamo al 70%», aggiunge il legale. Cusumano ha presentato diverse cause in Veneto, una singola da 150 mila euro circa, arrivando già a tre udienze in pochi mesi. Il legale fa riferimento al procedimento sommario 702 bis del Codice di procedura civile e, fra i motivi della contestazione, ha indicato la violazione del Tuf e il regolamento Consob 16190 del 2007 sugli intermediari. Dal canto suo Banco Bpm, contattato da MF-Milano Finanza, ha risposto di aver «affrontato questa vicenda con la massima attenzione per dare la necessaria e opportuna discontinuità rispetto al passato e venire incontro alla propria clientela». L’ istituto, che ha messo in campo 170 persone per analizzare i singoli casi, ha «da tempo avviato un dialogo con i clienti per trovare soluzioni positive», ha già «firmato transazioni con alcune migliaia di clienti, accantonato quasi 300 milioni e sta «collaborando con alcune associazioni di consumatori» proponendo «un ristoro economico che si aggiunge al mantenimento della proprietà della pietra da parte del cliente». Intanto sul sito Bolaffi.it si può ancora leggere la proposta di acquistare diamanti «al giusto prezzo di mercato», corredati da un «certificato di qualità Bolaffi che garantisce la sicurezza dell’ investimento e la certezza della rivendibilità». E per questo Aste Bolaffi si mette a disposizione del cliente per la rivendita delle pietre. (riproduzione riservata)
elena dal maso

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