12 Ottobre 2014

Mantenere l’ auto ormai è un lusso

Mantenere l’ auto ormai è un lusso

Se ne va in fumo un quarto dello stipendio delle famiglie italiane L’ auto è sempre più un lusso per i cittadini italiani. Per mantenerla, infatti, se ne va in fumo un quarto dello stipendio delle famiglie. A pesare, in particolare, oltre alla benzina, è la polizza assicurativa, che in questi ultimi anni ha registrato un’ impennata superiore al 200%. A lanciare l’ allarme sono le associazioni dei consumatori in due diverse analisi. Il Codacons evidenzia che nel 2014 i costi per mantenere un’ auto di media cilindrata raggiungono i 4.500 euro annui, ovvero il 25% del reddito di una famiglia media (per i nuclei a reddito medio -basso una spesa annua maggiore rispetto ai consumi alimentari che incidono per il 19% sul reddito): solo per il carburante si spendono circa 1.600 euro all’ anno (unica voce in decremento), cui si aggiungono 790 euro per l’ assicurazione. Olio e pezzi di ricambio costano circa 230 euro annui a famiglia, e la manutenzione ordinaria e i lavori di riparazione raggiungono un costo medio di 348 euro. A questo si aggiungono tasse e bollo auto, pedaggi, parcheggi, garage, gommista, lavaggio, revisione, multe. L’ Rc auto, in particolare, ha subito negli ultimi 19 anni (2004-2013) un rincaro notevole, evidenziano Adusbef e Federconsumatori: i costi sono raddoppiati passando da 391 euro del 2004 a 1.250 euro nel 2013, 859 euro in più (+235%). Ancora peggiore la situazione delle polizze obbligatorie per moto e motorini sotto i 150 cc di cilindrata: +480% nel 2013, ed un aumento secco di 549 euro. Con il risultato che in Italia per pagare l’ Rc Auto serve il 6,5% dello stipendio medio, più del doppio di altri Paesi europei. intanto il prezzo del petrolio crolla, ma quello della benzina, zavorrato dal carico fiscale, non scende in proporzione. Gli automobilisti che vanno a fare il pieno, con il greggio intorno ai 90 dollari e le quotazioni internazionali della benzina a 500 euro, ai minimi dal novembre 2011, non trovano infatti un prezzo medio di 1,58 euro, vale a dire quello di allora, ma di 1,71. Il principale imputato, stavolta, non sembrano le compagnie petrolifere, ma l’ Erario, visto che rispetto ad allora tra accise e Iva si spendono 14 cent in più. 3(f.l.)

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