6 Dicembre 2011

MANOVRA MONTI: PAGAMENTI IN CONTANTI FINO A MILLE EURO

    MANOVRA MONTI: PAGAMENTI IN CONTANTI FINO A MILLE EURO IL CODACONS: BASTA REGALI ALLE BANCHE! DA GOVERNO TASSA OCCULTA A DANNO DEI CITTADINI RICORSO AL TAR E ALLA CORTE COSTITUZIONALE CONTRO LA NON GRATUITA’ DELLE TRANSAZIONI

     
    L’imposizione del Governo sui pagamenti con denaro elettronico per importi superiori ai mille euro, rappresenta un enorme regalo alle banche e una sorta di “tangente” che i cittadini saranno costretti a versare agli istituti di credito.  Lo afferma il Codacons, che spiega:
    “E’ assolutamente incredibile che, nell’ambito di una manovra lacrime e sangue dovuta ad una crisi che è partita proprio dalla finanza allegra degli istituti di credito, gli unici soggetti a trarre lauti profitti siano proprio le banche, attraverso un massiccio incremento delle transazioni con carte di credito e denaro elettronico. Un conto, infatti, è salvare il sistema bancario dal fallimento, un conto è consentire loro di arricchirsi in questo momento di difficoltà per tutti. Condividiamo in pieno la lotta all’evasione e la tracciabilità delle operazioni finanziarie, ma vogliamo impedire che da ciò le banche possano trarre profitti miliardari a danno dei cittadini. Per questo presenteremo fin d’ora un ricorso al Tar del Lazio e alla Corte Costituzionale contro il provvedimento contenuto nella manovra, e chiediamo l’assoluta gratuità delle transazioni con carta di credito e assegni almeno fino a 2.500 euro”.
    “Dal momento che queste operazioni non sono più facoltative ma diventano obbligatorie per legge – spiega il Presidente Carlo Rienzi – lo Stato non può consentire che il loro costo vada in favore non dello stesso Stato, ma di un soggetto privato (le banche), con enorme danno per i cittadini che si ritrovano a versare una sorta di tassa occulta (le commissioni) nelle casse degli istituti di credito, subendo per giunta un ingiustificato rincaro dei prezzi. Una tale situazione, se non sanata, è palesemente anticostituzionale, poiché viola gli artt. 23 e 41 della nostra Costituzione” – conclude Rienzi.

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