Manovra, la rivolta dei comuni
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fonte:
- Il Manifesto
«Berlusconi non ci provi: i tagli minano la coesione sociale». Denuncia di enti locali e regioni
I pensionati I sindacati decideranno oggi le forme di mobilitazione contro la decurtazione delle spese per gli anziani
ROMA.
La finanziaria? «E` una vera stangata». Non usa mezzi termini, il segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani, per definire la manovra di bilancio varata dal governo. Al termine del direttivo Cgil, il giudizio espresso dal sindacato è «totalmente negativo»: «La finanziaria – spiega Epifani – non è in grado di produrre alcuna politica di sostegno agli investimenti, tagliandoli in valore assoluto e qualità. E non difende i redditi da lavoro e da pensione». Un taglio a tutta randa, camuffato con il meccanismo del tetto di spesa del 2%: gli investimenti produttivi e infrastrutturali, denuncia il leader Cgil, subiranno una riduzione «consistentissima», a partire dal Mezzogiorno. E quella che viene presentata come una diminuzione delle tasse, in realtà porterà a un aggravio delle tariffe e delle imposte locali. «I trasferimenti locali – spiega Epifani – subiranno un taglio di 2 miliardi di euro, e questo si tradurrà immediatamente in un abbattimento dei servizi e in un aumento di tariffe e tasse nei comuni. Si pagherà meno al centro, per pagare di più in periferia». E non basta: secondo i calcoli della Cgil, verrà fortemente dimagrito anche il trasferimento statale per le spese sanitarie: meno 4 miliardi e mezzo di euro, più costi e mala sanità per tutti.
Sforbiciata a due mani
Quanto alle tanto propagandate «grandi opere», si tratta – denuncia Epifani – di soli 150 milioni di euro, mentre viene diminuito anche il fondo destinato alle aree depresse e la spesa per la pubblica amministrazione nel Sud resta ferma al 30%. «Non ci sono risorse aggiuntive per pubblico impiego e scuola – aggiunge il segretario della Cgil – e le maggiori entrate per 7,5 miliardi di euro sono assolutamente problematiche e discutibili, perché si basano su un nuovo rilancio del concordato preventivo». «Aleatoria» viene definita la diminuzione delle tasse: si mettono in moto le tasse locali, lasciando sostanzialmente mano libera a comuni e regioni sull`aumento di Ici ed estimi catastali, interventi su Irap e Iva. Insomma, tutto «un espediente» per scaricare sugli enti locali la deresponsabilizzazione del governo centrale, un`«operazione di immagine» attraverso la quale Berlusconi fa finta di occuparsi di prezzi e potere di acquisto: «ma se con la mano destra taglia le tasse, con la sinistra crea le condizioni per aumentarle», conclude Epifani. La Cgil propone a Cisl e Uil un percorso unitario: valutare insieme la manovra, proporre correttivi e alternative, consultare i lavoratori e infine, se il governo non modificherà il testo, lanciare la mobilitazione.
Ad anticipare la valutazione unitaria ci pensano i segretari confederali Paolo Nerozzi (Cgil), Raffaele Bonanni (Cisl ) e Paolo Pirani (Uil): «La finanziaria proposta dal governo fa cassa tagliando le risorse per lo sviluppo del Mezzogiorno». Secondo il leader Cisl Savino Pezzotta, la manovra e il tetto del 2% «possono fare da freno all`economia». Il segretario Cisl invita il governo a non «ritirare fuori l`idea del taglio delle tasse». Per il segretario della Uil Luigi Angeletti, «non c`è traccia di scelte che salvaguardino i redditi dei lavoratori dipendenti e per gli investimenti siamo solo alle promesse». Non si parla ancora di sciopero generale, ma Epifani ha già fissato un tempo limite per la mobilitazione: un mese di valutazioni e faccia a faccia con le altre organizzazioni, e poi, se il governo non darà segnali di apertura, «avvieremo la lotta». Su contrattazione e revisione del modello del `93, infine, la Cgil ribadisce l`importanza di trovare una posizione unitaria prima di confrontarsi con Confindustria, e conferma la centralità del contratto nazionale e la necessità di fissare regole per la democrazia nei luoghi di lavoro.
Confindustria delusa per il Sud
Delusione da parte della Confindustria per il trattamento riservato dalla finanziaria alle imprese del sud. In una nota, il comitato per il Mezzogiorno «ha valutato con delusione molte previsioni della finanziaria che penalizzano le imprese meridionali, nonostante le assicurazioni più volte espresse relativamente alla salvaguardia degli impegni già assunti con gli imprenditori». «Particolare preoccupazione è stata espressa per i possibili effetti di blocco che il limite alla spesa potrebbe generare sulla fruizione degli incentivi della Legge 488/92 da parte di progetti già approvati, blocco che avrebbe effetti molto pesanti sulla certezza dei tempi e sulla fiducia degli imprenditori». «Fortemente contraddittorio, rispetto ai dichiarati obiettivi di sviluppo, è il limite di spesa posto anche alle infrastrutture strategiche della Legge Obiettivo: tale limite appare ancora più penalizzante per le regioni meridionali, in considerazione dello sforzo necessario al recupero del gap infrastrutturale esistente».
No di commercianti e consumatori
Molte le organizzazioni (e anche i politici) che puntano il dito sulla revisione degli studi di settore (il meccanismo che stabilisce le tasse per il commercio). A sorpresa, anche il ministro del welfare Maroni si schiera sul fronte del «no»: «I rappresentanti della Lega in consiglio dei ministri hanno espresso la loro contrarietà alla revisione degli studi di settore». Gli artigiani sono sul piede di guerra: «Non accetteranno l`aumento della pressione fiscale», dice la Cna, che prevede un aumento dell`inflazione a causa della revisione degli studi di settore. Anche Confcommercio protesta denunciando «un sostanziale inasprimento della pressione fiscale sulle piccole e medie imprese e sul lavoro autonomo», mentre Confesercenti parla della «solita musica». La Cgia di Mestre parla di «stretta mortale». Secondo Confartigianato «le modifiche previste rischiano di minare alla base il patto tra l`amministrazione ed i contribuenti». Proteste, infine, da Intesaconsumatori, che dalla manovra si aspetta una «stangata da 320 euro a famiglia, ovvero 6,8 miliardi di euro, mentre il premier Berlusconi sfodera uno smagliante sorriso e fa l`ennesima promessa di riduzione fiscale».
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