22 Dicembre 2018

Manovra, il nodo dell’ Iva. Tria ammette: “Serviranno sforzi maggiori”

Roma, 22 dicembre 2018 – La bomba a orologeria dell’ Iva è innescata e, se non si riuscirà a correre ai ripari entro fine 2019, esploderà in tutta la potenza dei suoi oltre 51-52 miliardi di nuove tasse sui consumi . Il rischio è notevole. E lo sottolinea addirittura lo stesso ministro dell’ Economia, Giovanni Tria . ” L’ aumento delle clausole Iva – incalza – richiederà sforzi molto più grandi al governo nella legge di bilancio del prossimo anno. Per gli anni 2020 e 2021 era già previsto un forte aumento di questa imposta. Certamente adesso le clausole di salvaguardia sono state aumentate, significa che si dovrà fare uno sforzo molto maggiore rispetto a quello che si è fatto quest’ anno”. Manovra economica, il voto slitta a oggi. Pd: “Occupiamo il Senato” Un avvertimento che, qualche ora dopo, il premier Giuseppe Conte tenta di ridimensionare: “Le clausole le abbiamo ereditate, ma gestiremo questo aggravio con responsabilità nel 2020 e 2021”. Ma che rimane come un macigno che sarà complicatissimo da rimuovere, come sottolineano, oltre a tutti i partiti di opposizione, i vertici di Confcommercio e Confesercenti: l’ impatto sui consumi potrebbe essere devastante. Il problema è che, nel passaggio dalla prima alla seconda versione della legge di Bilancio, dopo la correzione chiesta e ottenuta dalla Commissione di Bruxelles, il conto dell’ operazione è lievitato di circa 13 miliardi rispetto all’ impostazione originaria. Le clausole di salvaguardia ereditate dal precedente governo, infatti, ammontavano a 19,2 miliardi nel 2020 e a 19,6 miliardi nel 2021. L’ attuale governo ha previsto invece clausole di salvaguardia per 23,1 miliardi nel 2020 e 28,8 miliardi nel 2021. Un aumento quindi di 3,9 miliardi per il 2020 e di 9,2 miliardi nel 2021. In totale siamo ben oltre i 50 miliardi di incrementi di Iva da disinnescare con le due prossime manovre: è questo, d’ altra parte, il pegno più consistente chiesto dalla Commissione europea per congelare la procedura d’ infrazione contro l’ Italia. Il rovescio della medaglia è, però, che serviranno altrettanti miliardi per scongiurare un aumento monstre dell’ aliquota Iva intermedia (quella, per intenderci, che si applica su beni di uso giornaliero come gli alimentari) dal 10% al 13%, mentre l’ aliquota ordinaria dovrebbe balzare fino al 26,5% nel 2021 (ora è al 22%). Rialzi che, secondo i tecnici del Codacons, comporterebbero una stangata sui consumi senza precedenti dal costo medio per le famiglie italiane di ben 1.200 euro in più l’ anno. La conseguenza – incalza l’ ex ministro Renato Brunetta (FI) – sarebbe che “l’ Italia si troverà nella sua terza recessione in soli 10 anni”.

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