21 Dicembre 2018

Manovra, il giorno della protesta. Arriva il maxi-emendamento, scontro sulle aliquote Iva

 

Roma – Il maxiemendamento del governo con le ultime modifiche alla legge di Bilancio arriva direttamente in aula al Senato saltando la commissione Bilancio perché, come spiega va ieri pomeriggio il presidente Daniele Pesco (M5s), «700 emendamenti da vagliare sono troppi e non c’ è abbastanza tempo per farlo». L’ annuncio, con l’ aggiunta del voto di fiducia previsto per stasera, fa insorgere le opposizioni. «Arriva in Aula maxi emendamento mai votato da nessuno. È la prima volta nella storia della Repubblica. È un’ emergenza democratica» denunciano i senatori Pd. Che assieme ai colleghi di Forza Italia avevano proposto di votare il 26 «per poter discutere con calma» tutte le modifiche, richiesta che però la maggioranza non ha voluto accogliere. Salda e stralcia, è giallo Ma è di nuovo tensione anche nel governo: sul filo di lana il Mef ieri avrebbe sollevato forti dubbi per i soliti problemi di copertura il «salda e stralcia» chiesto gran voce dalla Lega e che in base agli accordi doveva essere inserito nel maxiemendamento. L’ ultima versione di questa misura, messa a punto dal sottosegretario ai Trasporti Siri, prevedeva di estinguere le cartelle fiscali arretrate per chi ha difficoltà economiche applicando tre distinte aliquote (16, 20 e 35%) in base alle dichiarazioni Isee. Per tutto il giorno ieri è circolata la voce che questa norma fosse saltata suscitandole ire di Salvini. Ma è soprattutto fuori dal Parlamento che si protesta. Taxisti ed Ncc restano sul piede di guerra, e poi c’ è l’ aumento delle tasse a danno di molti settori e il ritorno dello spettro delle clausole di salvaguardia che allarma commercianti, mondo delle imprese e consumatori. Protesta la Cei con tutto il mondo del volontariato per il raddoppio dell’ Ires a carico degli enti non commerciali che «danneggia tutto il no profit». Confedilizia contesta lo sblocco dei tributi locali, Imu, Tasi e addizionali, che metterebbe a rischio tutti i contratti di affitto calmierati visto che verrebbero meno molte agevolazioni fiscali. Cgil, Cisl e Uil chiedono invece che venga ritirato l’ emendamento che taglia del 30% le tariffe Inail per non mettere a rischio gli interventi nel campo della sicurezza, mentre Assotabaccai contesta il taglio dell’ aggio sui Gratta e Vinci («inaccettabile») che fa perdere ai rivenditori 22 milioni di euro. Le nuove clausole Ma è soprattutto la manovra sull’ Iva che crea preoccupazione. Ieri sia Di Maio che Salvini, investiti da polemiche violentissime, si sono affrettati a spiegare che dopo aver azzerato gli aumenti previsti per il 2019 il governo farà lo stesso anche negli anni a venire. Ma è un dato di fatto che l’ accordo con Bruxelles preveda 23 miliardi di aumenti complessivi nel 2020 ed altri 29 nel 2021 quando l’ aliquota ordinaria dell’ Iva potrebbe schizzare al 26,5%. Il Codacons evoca un rischio «maxi-stangata» calcolando in quasi 1200 euro l’ aggravio annuo a carico delle famiglie a cui si aggiungerebbero poi «gli effetti indiretti che scateneranno rincari a cascata in tutti i settori». Secondo il presidente della Confcommercio Carlo Sangalli «il ricorso alle salvaguardie comporterebbe maggiori imposte per circa 20 miliardi sia nel 2020 che nel 2021 e questo significherebbe meno consumi e meno investimenti, meno crescita e meno occupazione». Ipotecato il futuro «Le clausole di salvaguardia escono dalla porta e rientrano dalla finestra» protesta la presidente di Confesercenti Patrizia De Luise, segnalando il rischio che vengano in questo modo vengano soffocati «sia i consumi delle famiglie, già oggi in frenata, che la crescita del Pil in una fase di rallentamento internazionale». Confesercenti «registra positivamente l’ impegno ribadito dai massimi esponenti del governo, in primis i vicepremier, a non lasciare scattare nemmeno nel 2020 gli aumenti Iva», ma non nasconde la sua preoccupazione per «l’ ipoteca elevata» che in questo modo viene posta sugli anni a venire: «E’ come avere una manovra in arretrato. Di fatto, risulteranno praticamente azzerati gli spazi per la prossima legge di bilancio. E sarà molto difficile riuscire a sterilizzare gli aumenti previsti a partire dal 2020».
ilario lombardo, paolo baroni

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