10 Settembre 2002

Manovra, braccio di ferro sui contratti

Conti pubblici. Oggi riprende al ministero del Welfare il confronto fra esecutivo e parti sociali previsto dal Patto per l?Italia

Manovra, braccio di ferro sui contratti

Sul tasso di inflazione programmata all?1,4% sindacati contro il governo: «Scelta sbagliata»

Roma. Non si placano le polemiche sulla manovra da 20 miliardi di euro per ripianare i conti pubblici. Ieri la Uil ha criticato il decreto legge taglia spese approvato dal governo mentre la Corte dei Conti ha sospeso il giudizio rinviando alla prossima audizione parlamentare. «Quella sarà l?occasione per esprimere l?opinion esui provvedimenti in materia di bilancio emessi in questi giorni e per dare un giudizio complessivo sull?andamento della finanza pubblica», ha annunciato il presidente Francesco Staderini. In attesa di questa valutazione decisiva, oggi è in programma il secondo round fra i sindacati e l?agenzia governativa Aran per il rinnovo del contratto del pubblico impiego. Il fronte sindacale si presenterà compatto all?appuntamento. Cgil, Cisl e Uil – ma anche Confsal, Flp ed Ugl – hanno chiesto la revisione del tasso di inflazione programata dell?1,4% per il 2003 ed il recupero del differrenziale tra quella programmata e quella reale per il 2002 per adeguare al costo della vita la busta paga di 280mila ministeriali. Se l?Aran intende andare avanti lungo il solco dell?accordo del febbraio scorso, il governo ha respinto l?invito a correggere le stime dell?inflazione. «Questa scelta è sbagliata ma anche se arriverà all?1,7-1,8% il problema salariale resta perchè è stata calpestata una politica generale dei redditi» accusa il segretario confederale della Cgil Carla Cantone che chiede anche la redistribuzione di una quota significativa della produttività. Dal numero uno della Cisal Giuseppe Carbone arriva invece la proposta di «portare a base nazionale il modello di contratto a due livelli».
Dopo la pausa estiva riprenderà nel pomeriggio anche il confronto tra governo e parti sociali previsto dal patto per l?Italia. L?incontro, convocato alle 15 nella sede del ministero del Welfare in via Fornovo, avrà un carattere interlocutorio ma consentirà alle parti di saggiare le rispettive posizioni in vista della finanziaria. Il ministro Roberto Maroni, il sottosegretario Grazia Sestini e i segretari confederali di Cgil, Cisl e Uil dovranno decidere i temi da inserire in agenda e il calendario degli appuntamenti. Se il governo presenterà le linee generali di riforma in materia assistenziale e una bozza del Libro Bianco sul Welfare (da definire per la Finanziaria). i sindacati ribadiranno il no a qualsiasi taglio alla spesa sociale.
In particolare la Uil chiederà di estendere ad altri 600mila beneficiari l?aumento delle pensioni minime a 516 euro abbassando il tetto dell?età e più risorse da destinare alla sanità. Il capitolo previdenziale invece resterà chiuso. «Il tema delle pensioni non sarà toccato» ha confermato ieri Graziano Trere della Cisl. Roma. I dati diffusi dall?Istat sul tasso di inflazione «almeno dal ?95 non sono attendibili in quanto 21 Comuni omettono del tutto di fare rilevazioni, o non forniscono rilevazioni corrette». Ma l?Istat ribatte: è già noto che il numero dei capoluoghi di provincia che partecipano alla rilevazione sono 76 e rappresentano l?83% della popolazione. E la mancata partecipazione di un certo numero di Comuni «non inficia la correttezza della misura dell?inflazione prodotto dall?Istat».Va in scena l?ultimo atto, per ora, della «guerra» in corso tra le associazioni dei consumatori riunite nell?Intesa e l?istituto di via Cesare Balbo, massima autorità in materia di censimenti e fotografie numeriche della realtà italiana. «21 capoluoghi di provincia sono imputabili di omissioni o errori nella rilevazione mensile a loro richiesta. E questo succede almeno dal 1995» hanno tuonato i consumatori annunciando esposti e denunce a carico dei sindaci dei 21 centri sotto accusa, ipotizzando i reati di omissione e abuso di atti d?ufficio. Carte alla mano, l?Intesa ha elencato quali sono i centri, che sommano una popolazione di 9.257.759 abitanti comprese le rispettive province, e di quasi 1.700.000 persone nei soli capoluoghi. In pratica, «un sesto dei cittadini italiani non viene preso in considerazione dall?Istat e per la Sicilia tale percentuali sale al 33%», dice il presidente dell?Adusbef, Elio Lannutti. Ciò inevitabilmente porta a uno sbilanciamento del tasso di inflazione ufficiale che non rappresenta quindi la totalità dei consumatori. «Quindi si può affermare che dal ?95 almeno tutti i dati sull?inflazione diffusi dall?Istat sono falsi, taroccati», rincara Carlo Rienzi, presidente del Codacons. Secondo i consumatori, l?immissione dei dati mancanti determinerebbe una oscillazione al rialzo del tasso inflattivo «tra lo 0,1% e lo 0,3%», ribadendo che il tasso di inflazione reale, quello che pesa sulla gente è ben lontano dal dato Istat ed è di molto superiore al 3%». Basilea. Le maggiori economie mondiali continuano a crescere ma a un ritmo inferiore al previsto, scontando anche il nervosismo dei mercati finanziari. Lo sostiene Eddie George, il governatore della Banca centrale britannica e portavoce del G10, al termine della periodica riunione delle principali Banche centrali nella sede della Banca dei regolamenti internazionali (Bri). George conferma la debolezza dello scenario internazionale, ma «la crescita prosegue ed è positiva – aggiunge – e non c?e nessun rischio di nuova recessione». Il nervosismo dei mercati finanziari e quello scaturito da un possibile attacco a breve all?Iraq da parte degli Usa stanno pesando, secondo George, sulle prospettive di crescita, che però va avanti e «a un ritmo relativamente costante». E nel 2003, secondo il portavoce del G10, la crescita riprenderà gradualmente quota, anche se a un ritmo un po? più rallentato rispetto al previsto. Il pil degli Usa crescerà del 3% nel 2003, secondo le indicazioni del G10, e quello nell?Eurozona del 2%. L?economia Usa offre, secondo George, dei dati «misti» ma coerenti, con «una crescita positiva, anche se più lenta». Stesse prospettive per l?Europa, con la quale gli Usa condividono anche la stessa adeguata politica monetaria di sostegno all?attuale situazione da parte delle banche centrali. In Europa, secondo George, molti problemi di rallentamento della crescita sono legati al permanere di problemi strutturali.
Per quanto riguarda l?economia giapponese, secondo George si notano dei miglioramenti, compressi però dall?andamento negativo dei mercati finanziari. Un?ombra, quest?ultima, che pesa anche sull?economia stelle e strisce. George manda segnali rassicuranti anche sull?inflazione, per la quale non vede rischi nell? Eurozona, e conferma le prospettive di un tasso al 2% per il 2003. George sostiene che non ci sono rischi di pressioni deflattive, sebbene alcuni fattori esercitino spinte al ribasso sui prezzi. Comunque, c?è l?aumento dei salari e la lenta crescita della produttività a controbilanciare l?andamento inflazionistico.
George ha anche accennato alla situazione degli altri principali mercati internazionali. In merito all?Argentina, la situazione rimane difficile ma ci sono segni di stabilizzazione, mentre la crescita prosegue in Russia e Brasile. Quest?ultimo Paese offre prospettive migliori dopo l?impegno preso dai due concorrenti alle presidenziali di mantenere stabile la politica di bilancio.

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