Mancano documenti persi nell’ alluvione E la pensione piange
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fonte:
- il Tirreno
di Giulia Sili FOLLONICANovanta primavere e sessantun centesimi l’ ora di pensione: ha fatto questo calcolo Vincenzo Favilli, pensionato follonichese che da anni cerca dei contributi che non si trovano. Forse scomparsi nel fango, con l’ alluvione del 1966. Nella vita Favilli ha sempre fatto il muratore, iniziando a lavorare nel 1947 ad appena quattordici anni. Sono infatti tanti i palazzi di Follonica che lo hanno visto all’ opera: come quelli di via Serri con la ditta edile Ferrini, o come il palazzo del cinema Tirreno, solo per dirne alcuni. Dal 1974 ha smesso di lavorare e oggi il signor Favilli, vedovo da alcuni anni, nonostante le tante primavere sulle spalle vive da solo nel suo appartamento in perfetto ordine. Il pensiero però è fisso sulla pensione – «troppo bassa per quanto ho lavorato», dice – Alla quale si aggiunge fortunatamente quella di reversibilità della moglie. «Nella vita ho sempre lavorato tanto e mi sono goduto poco» dice lamentandosi della pensione: circa 420 euro dopo un’ intera vita da manovale. O meglio: sessantuno centesimi all’ ora, come gli piace specificare. Una cifra esigua che secondo lui non è stata calcolata in modo corretto anche se ormai sembra essere molto difficile poter dimostrare il contrario. Complice l’ alluvione alcuni documenti sono infatti scomparsi ma Favilli ha anche aspettato molti anni prima di tornare sull’ argomento. Nel 1966 infatti, con l’ alluvione che colpì la Maremma, la cantina della famiglia Favilli venne inondata dal fango. «Ho buttato tutto – dice Vincenzo – mi si riempì la cantina di fango e sono stato costretto. Ma lì purtroppo c’ erano anche alcuni libretti di lavoro che oggi proverebbero quanto dico». Nel calcolo fatto dal signor Favilli non risulterebbero infatti versati all’ Inps alcuni contributi per gli anni che vanno dal 1959 al 1962. Anni al servizio di due imprese edili differenti e i cui datori di lavoro oggi sono tutti scomparsi.Da anni ormai questo è il suo cruccio più grande tanto che per la ricerca di questi contributi – aiutato anche dalle due figlie che si sono sempre preoccupate di lui – Favilli è stato molte volte all’ Inps, rivolgendosi poi ai sindacati, alla Consob e al Codacons. «Mi hanno detto che la pensione è stata calcolata bene con i dati che hanno – dice – ma sono certo che se riuscissi a tornare in possesso dei libretti di lavoro potrei dimostrare quando dico». Anche andare a cercare documenti all’ interno dell’ archivio dell’ agenzia delle entrate non è stato facile: «pare che documenti così vecchi non si possano ritrovare» dice. Anche alla Consob lo stesso: «con l’ informatizzazione dei documenti non si può risalire ad una storia così vecchia». E nemmeno si possono ritrovare i compagni di lavoro perché sono tutti morti. Una soluzione ci sarebbe ma per il momento il signor Favilli non ha potuto giocare quest’ ultima carta. «Bisogna vedere nell’ archivio dell’ Istituto Nazionale Previdenza Sociale – dice – lì è tutto registrato e possono risalire alle impresa per le quali ho lavorato». Favilli tramite la Cisl ha cercato di accedere all’ archivio ma ancora aspetta delle risposte. Intanto però l’ apprensione è tanta e il senso di ingiustizia per una vita di lavo tradotta in 420 euro al mese resta. «Ma finché posso porterò avanti questa battaglia personale» dice.
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