Mancano bombole d’ossigeno per garantire la ventilazione
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fonte:
- Libero
AZZURRA BARBUTO Mascherine, posti letto, spazio nelle terapie intensive, apparecchiature. Non è soltanto tutto questo a scarseggiare, rendendoci impreparati nel fronteggiare una emergenza sanitaria senza precedenti, bensì persino l’ aria. I consumi di ossigeno per la ventilazione sia dei pazienti affetti da polmonite da Covid-19 sia dei malati di altre patologie che comportano l’ uso di ossigeno, sono decuplicati nella bergamasca. Presso l’ ospedale Papa Giovanni di Bergamo vengono svuotate fino a 160 bombole al dì. E non era mai accaduto prima. In pochi giorni la richiesta di ossigeno gassoso è schizzata alle stelle, crescendo di 10 volte rispetto alla quota media. Va da sé che ciò rende complesso l’ approvvigionamento. Gli ospedali riescono ancora ad essere riforniti, tuttavia i malati non ospedalizzati, ossia i contagiati che stanno in casa propria e che manifestano difficoltà respiratorie, devono fare i conti con la penuria di bombole. nuove forniture Al fine di racimolare nuove forniture da garantire agli ammalati in isolamento domestico che ne abbiano bisogno, sono scese in campo Federfarma e Ats di Bergamo (Agenzia per la tutela della salute). Se fino a poco tempo fa le bombole potevano essere distribuite esclusivamente dalle Aziende socio sanitarie territoriali ai malati cronici a loro carico, adesso l’ Ats ha snellito e velocizzato l’ iter necessario per l’ ottenimento del contenitore, facendo sì che per averlo basti presentare al farmacista la ricetta del medico di base. Tuttavia ciò non risolve il problema. Il passo successivo è disincastrare pure le procedure per la distribuzione nelle farmacie dei concentratori di ossigeno, che accumulano l’ aria dell’ ambiente trasformandola in ossigeno da somministrare, consentendo in tal modo ai malati non ospedalizzati di rifornirsi in farmacia. Sono già 8.100 i malati cronici lombardi la cui sopravvivenza dipende dal ricorso alla bombola di ossigeno a domicilio e questo numero lieviterà velocemente poiché ad essi si aggiungeranno gli ammalati da Covid-19, che aumentano in modo esponenziale di ora in ora. In vista dell’ eccezionale esplosione della domanda di forniture per la ventilazione la Siad, azienda leader mondiale nella produzione di ossigeno medicale, è già impegnata nell’ incremento della produzione. Ma anche con il massimo sforzo da parte dell’ azienda non vi è certezza di potere soddisfare lo spropositato incremento delle richieste. Insomma, qui rischia di mancarci l’ aria. E non speriamo di essere soccorsi dall’ esterno. In tempi di pandemia ognuno pensa a salvare la propria di pellaccia. Gli altri Stati ci guarderebbero morire molto volentieri, in barba ai declamati principi di solidarietà e concordia tra i popoli. Prova ne è il blocco in Germania di ben 830mila mascherine chirurgiche, comprate dalla Dispotech srl di Gordona (provincia di Sondrio) e destinate alla Protezione civile e agli ospedali, per effetto della ordinanza del ministero dell’ Economia tedesco che ha vietato l’ esportazione di una serie di dispositivi medici. nessuna traccia La situazione sembrava essersi sistemata grazie all’ intervento del nostro ministero degli Esteri e di alcune associazioni, eppure le merci risultano sparite. Non ve ne è più traccia. A ciò si aggiunge il blocco del materiale sanitario alle dogane. Secondo il Codacons, l’ associazione dei consumatori a cui si sono rivolti alcuni importatori, sarebbero 500 mila le mascherine pronte a partire ogni dì dalla Cina per giungere in Italia, eppure restano ferme a causa di problemi doganali con effetti diretti sui prezzi di tali prodotti che hanno ormai raggiunto cifre proibitive. Le mascherine fabbricate in Cina verrebbero esportate negli altri Stati ma non nel nostro, in quanto gli equipaggi degli voli cargo si rifiutano di scendere dagli aerei per scaricare le merci al fine di non rischiare di rimanere due settimane in quarantena sul nostro territorio ed i trasportatori che potrebbero scaricare le merci al posto dei primi vengono fermati alla Dogana e non riescono a sdoganare i prodotti sanitari sottoposti a varie certificazioni. Ecco perché ormai è diventata impresa impossibile trovare una mascherina. Insomma, proprio come è accaduto già nei primi giorni di febbraio in Cina, dove medici e infermieri non si recavano in bagno e non facevano pause per decine di ore per rimanere con le stesse protezioni, corriamo il pericolo di ritrovarci sprovvisti di maschere, occhiali, tute protettive e addirittura bombole di ossigeno e ventilatori. Ce la stiamo mettendo tutta. Auguriamoci che basterà. riproduzione riservata.
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Tags: Coronavirus, mascherine
