18 Luglio 2009

“Mamma mi è morta tra le braccia”

Il figlio Sigfrid, 27 anni, fa il cameriere in un albergo: «Voglio giustizia»

 «Mamma è morta fra le mie braccia. Ho visto tutto: la Golf correva, ci è finita addosso in testacoda. Ora voglio giustizia… ». È lucido ma sconvolto, Sigfrid Olpindo, 27 anni, figlio di Carmelita. «Mia madre è finita contro alcuni paletti, l’ho sollevata, ma non c’era niente da fare. Jenny era viva, ma stava malissimo – continua il ragazzo, che lavora in un hotel vicino alla stazione Termini – quello sull’auto? È sceso, si è messo da una parte e ha vomitato per terra». Carmelita abitava con l’amica ferita di fronte alla fermata del bus dove è stata uccisa. Con loro c’erano Sigfrid e la sorella minore Chami, di 13. «Ho altri due fratelli, uno lavora in Corea, l’altro nelle Filippine. Ma ora qui siamo soli e non so come fare per badare a mia sorella: nostro padre è morto anni fa sempre in un incidente stradale a luglio». Secondo alcuni abitanti della Storta «prendere l’autobus in quella zona è un pericolo: secchioni e vegetazione invadono i marciapiedi. Qui sono stati investiti molti pedoni». In un mese, secondo i vigili urbani, solo nel XX Municipio ci sono stati 7 incidenti mortali.  «Bisogna mettere in sicurezza le fermate dei bus, soprattutto quelle lungo le strade a scorrimento veloce – spiega il presidente del Codacons, Carlo Rienzi – e poi incrementare i controlli perchè raramente vengono rispettati i limiti di velocità: lo ha dimostrato una nostra inchiesta con un autovelox piazzato in vari quartieri. Nell’88% dei casi i limiti venivano trasgrediti».

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