9 Settembre 2010

Mamma e figlia annegano nell´auto

Era conosciuto già come il canale della morte. Una sinistra fama confermata dall´incidente di ieri mattina costato la vita a mamma e figlia. A finire sotto accusa è il canale di irrigazione, di proprietà del Consorzio di Bonifica di Paestum, dove sono stati trovati i corpi di Gerardina Vitolo, 42 anni, di Altavilla Silentina, e di sua figlia Angelica Vuto, 16 anni, affetta da sindrome di Down. Ci sono finite dentro con l´auto in località Fravita di Albanella mentre percorrevano la strada provinciale che collega i centri di Albanella e Capaccio, nel Salernitano. Una sbandata e la Fiat 500 è caduta dentro al canale pieno d´acqua. A nulla sono serviti i tentativi disperati di alcuni automobilisti di estrarre le donne dall´auto: sono morte annegate, imprigionate tra le lamiere. La tragedia ha scatenato subito durissime polemiche. «Poteva essere evitata», tuona Tonino Del Mese, esperto nazionale Codacons viabilità e sicurezza stradale. In questi ultimi anni una lunga serie di sciagure ha funestato la provinciale 316, che collega la frazione di Matinella di Albanella con il comune di Capaccio Paestum, dove ieri hanno perso la vita Gerardina Vitolo e sua figlia Angelica. Il primo decesso risale a circa vent´anni fa. Da allora sono stati diversi gli incidenti mortali avvenuti lungo un´arteria notoriamente a rischio. Solo in queste ultime settimane una decina di auto finite nel canale. Sulle responsabilità di quanto accaduto l´esperto del Codacons non ha dubbi: «Sono dell´ente proprietario della strada che ha l´obbligo di proteggere adeguatamente i corsi d´acqua così come stabilisce la normativa». Pochi giorni fa un altro giovane finì nel canale. Con notevoli difficoltà uscì fuori dall´auto prima che il veicolo fosse trascinato dalle correnti. «Sono sciagure che potevano essere evitate – ribadisce Del Mese – i guardrail non sono stati sistemati regolarmente. La normativa stabilisce che, in prossimità delle curve, come nel tratto provinciale dove si è consumata la tragedia, devono essere più fitti e resistenti. In realtà, i paletti di protezione sono stati collocati su tutto il tratto a una distanza di 3,60 centimetri. Senza contare che in molti punti sono stati abbattuti dai numerosi incidenti avvenuti sulla provinciale 316, e non sono stati sostituiti». Sotto accusa, dunque, le barriere esigue collocate a protezione del canale, in molti punti danneggiate, proprio a causa degli incidenti, e non ripristinate. Qualche settimana fa nello stesso punto finirono nel canale una mamma con suo figlio. Anche in questo caso solo un miracolo evitò l´ennesimo lutto. Solo un mese fa, sullo stessa strada perse la vita Giuseppe Iuliano di Roccadaspide. Anche lui finì nel canale con la sua Toyota Yaris.

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