Malika, indagini chiuse sui genitori: violenza privata
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fonte:
- la Repubblica
di Luca Serranò Quegli acquisti per niente necessari le sono costati la gogna del web. Ma i fatti illustrati nella denuncia, le umiliazioni subite dai genitori dopo il suo coming out, erano autentici. Almeno secondo la Procura, che nei giorni scorsi ha fatto notificare ai genitori della ragazza un avviso di conclusione delle indagini. Mentre infuriano le polemiche sulla Mercedes e il cane di razza acquistati con i soldi delle raccolte fondi, sul caso di Malika Chalhy arrivano i primi sviluppi giudiziari. Il pm Giovanni Solinas ha chiuso l’inchiesta sul padre e la madre della ragazza, ipotizzando i reati di molestie, esercizio arbitrario delle proprie ragioni e soprattutto di violenza privata. Un’accusa, quest’ultima, contestata ai due per aver cambiato la serratura di casa, impedendo alla figlia di entrare in camera e recuperare le sue cose. Il caso era esploso nell’aprile scorso, con una intervista a Fanpage in cui la giovane raccontava il calvario seguito alla decisione di fare coming out con una lettera ai genitori. Ripudiata, minacciata e allontanata da casa, con tanto di messaggi audio dal contenuto sconvolgente: “ti auguro un tumore”, “meglio una figlia drogata che lesbica”, “Mi parli di altra gente? Son fortunati perché hanno figli normali, e solo noi s’ha uno schifo così”. Malika aveva poi deciso di denunciare,e sul caso era stato aperto un fascicolo sempre per molestie e violenze privata. Nei giorni scorsi la notifica della conclusione indagini,in cui vengono ripercorsi i soprusi imposti alla figlia dai due coniugi. Nel frattempo continuano le polemiche sugli acquisti-una Mercedes usata da 17.000 euro e un cane bulldog da 2.500- fatti dalla giovane con i soldi della raccolta fondi a suo nome. Sul punto nei giorni scorsi il Codacons ha annunciato un esposto in Procura “per la possibile fattispecie di truffa aggravata”. Per l’associazione la vicenda è infatti avvenuta “in un settore in cui regna l’anarchia”, in cui è possibile per chiunque chiedere soldi ai cittadini attraverso piattaforme come Gofundme, “senza alcun controllo sulla reale destinazione dei soldi raccolti”. “Abbiamo deciso di presentare un esposto alle Procure della Repubblica di Milano e Firenze – l’annuncio di Codacons-affinché avviino una indagine sulla vicenda accertando i fatti e le relative responsabilità anche nei confronti dei gestori delle piattaforme che ospitano le raccolte fondi per omissione di controllo e concorso in eventuali reati che saranno ravvisati”. Travolta dalle polemiche, la ragazza nei giorni scorsi ha pubblicato sui social i bonifici fatti a varie associazioni, spiegando che l’auto faceva parte “della ricostruzione della mia vita”. Sui social, tanti i commenti che sottolineano il ritorno di immagine negativo per la causa Lgbt. Per colpa di #Malika, adesso gli omofobi – scrive un utente – hanno un’arma in più per screditare la causa LGBT. Esattamente quello che andava evitato”.
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Tags: GoFundMe, Malika Chalhy, raccolte fondi
