6 Novembre 2001

Malata di tumore, medicine rimborsate

Malata di tumore, medicine rimborsate
Lo ha deciso il Giudice dopo il ricorso di una paziente che per potersi curare con un farmaco salvavita, è stata costretta a sborsare 5 milioni al mese. “L`errore – a detta della Corte – è della Asl e della Regione“

ROMA-Mai più viaggi della speranza in Puglia per i malati di tumore del Lazio in cura con farmaci anablastici: i medicinali dovranno essere rimborsati integralmente dalle aziende sanitarie locali. Lo ha deciso il giudice Scaramuzzi della II Sezione del Tribunale Civile di Roma accogliendo il ricorso d`urgenza di Maria M., una paziente romana malata di tumore al pancreas che è stata assistita nel giudizio dal presidente del Codacons avvocato Carlo Rienzi.

Il giudice, dopo aver riconosciuto l`efficacia terapeutica della cura con farmaci anablastici, ha ordinato alla Asl Rm/A di rimborsare le spese sostenute dalla donna per comprare il “Campto“, un farmaco utilizzato nelle terapie antitumorali che associano chemioterapia e ipertermia. La vicenda risale allo scorso 14 ottobre quando Maria M., dopo essersi rivolta alla clinica Villa Stuart, l`unica nella Capitale a praticare la terapia ipertermica nella cura dei tumori, ha scoperto di dover pagare di tasca sua il “Campto“, una medicina che costa 5 milioni per un ciclo mensile .

Una situazione che in passato era costata la vita a un`altra donna malata di tumore non in grado si sostenere le spese per il farmaco. Infatti, nonostante la Finanziaria del 1999 avesse disposto che i farmaci salvavita di questa categoria possano essere autonomamente forniti da Regioni e Asl alle strutture pubbliche e a quelle private accreditate, la Regione Lazio sembra non aver ancora applicato a nessuna struttura privata, convenzionata o meno, la procedura di accredito, costringendo i pazienti residenti nel Lazio a spostare la propria residenza in regioni come la Puglia, dove la convenzione delle strutture sanitarie coincide con l`accredito necessario all`erogazione dei farmaci. Un comportamento, quello della Regione Lazio, duramente stigmatizzato dallo stesso giudice Scaramuzzi. “Nel caso di Maria M. – ha infatti stabilito il giudice – è la Regione Lazio che non si è attrezzata per consentire ai malati assistiti dal Servizio Sanitario Nazionale di esercitare il loro diritto a sottoporsi a spese dell`Amministrazione pubblica, a sedute di ipertermia oncologica“.

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