14 Febbraio 2015

Malasanità, il ministro attacca la Regione e la Borsellino sbatte la porta: “Mi dimetto”

Malasanità, il ministro attacca la Regione e la Borsellino sbatte la porta: “Mi dimetto”

LO SCANDALO della neonata morta in ambulanza si abbatte come un terremoto sulla Regione. La prima vittima è Lucia Borsellino, l’ assessore alla Salute che a caldo aveva annunciato il pugno di ferro contro i responsabili della tragedia. Ieri, dopo una convulsa giornata di riunioni in assessorato e richieste di dimissioni, ha deciso di gettare la spugna. Lo ha fatto in serata dopo l’ atto di accusa del ministro alla Sanità Beatrice Lorenzin, che si era detta pronta a commissariare la Sicilia «sugli aspetti di organizzazione e appropriatezza per garantire la sicurezza dei pazienti». «Parole dure – ha commentato l’ assessore – non ci sono più le condizioni per andare avanti». Indietro non si torna. Almeno così sembra. Nonostante il pressing del governatore per farla restare. E nonostante a chiederle di ripensarci sia tutto lo stato maggiore del Pd. Dal presidente della commissione Sanità Giuseppe Digiacomo al sindaco di Catania Enzo Bianco al segretario regionale Fausto Raciti. Uno schieramento difensivo che raccoglie persino pezzi dell’ Ncd, il partito della Lorenzin, con il deputato Alessandro Pagano che indica Crocetta come il vero bersaglio del ministro. Ma se in molti nel Palazzo sono pronti a fare quadrato intorno a uno dei baluardi del governo Crocetta, sopravvissuta a tutti e due i rimpasti, fuori c’ è chi chiedeva le sue dimissioni già dalla tarda mattinata, dopo la fumata nera del vertice convocato in assessorato con i manager degli ospedali coinvolti nel “caso Nicole” e il direttore della centrale operativa del 118. Lo avevano fatto Michele Palazzotto, segretario regionale della Cgil Funzione pubblica, e Angelo Collodoro, vice segretario del Cimo, ma anche associazioni di consumatori come il Codacons. Un fuoco di fila iniziato al termine dell’ attesa riunione a piazza Ziino che non ha fatto cadere teste né traballare poltrone. Niente colpevoli dati alla piazza. Niente capri espiatori. Almeno fino a quando la commissione d’ inchiesta istituita dall’ assessorato non avrà concluso la sua istruttoria sul caso che vede indagati ben dodici tra medici e primari di tutti gli ospedali catanesi coinvolti. Da chiarire sono ancora molti punti oscuri. Perché nelle Terapie intensive dei tre maggiori ospedali di Catania non c’ era nemmeno un posto? I letti erano occupati per vere emergenze o si poteva trasferire qualche degente meno grave per far spazio alla piccola Nicole? E ancora, se è vero che il 118 ha trovato il posto a Ragusa in meno di mezz’ ora dopo l’ allarme della clinica privata, perché solo alle tre di notte, dopo quasi due ore dall’ ultimo contatto, la bimba è stata messa a bordo dell’ ambulanza privata? Chi ne ha autorizzato il trasferimento? Un altro punto oscuro della vicenda riguarda il tragitto. La scelta più veloce sarebbe stato l’ elisoccorso. Ma dal 2012 a Catania è in servizio solo dall’ alba al tramonto: «L’ appalto regionale – spiega Ciro Manzo, responsabile degli elicotteri nell’ Isola – prevede questo. Solo Palermo, Messina, Lampedusa e Caltanissetta hanno la base attiva 24 ore su 24». E anche la Borsellino tiene a sottolineare che la scelta di sopprimere il servizio notturno è stata presa dal governo Lombardo- Russo. Di certo, l’ uso dell’ elicottero avrebbe fatto almeno risparmiare tempo: «In condizioni meteo buone – dice Manzo – ci vogliono 20 minuti da Catania a Ragusa». Ma anche in ambulanza l’ alternativa più veloce poteva essere quella di trasferire la bambina a Messina, dove quella notte c’ erano ben sette posti letto disponibili, raggiungibile in meno di un’ ora lungo un’ autostrada senza curve. Allora, perché si è scelta la via più rischiosa? Tutte domande alle quali anche gli ispettori inviati dal ministero cercheranno di rispondere. La task-force romana si metterà al lavoro già lunedì. Ma ad accoglierla, probabilmente, non ci sarà più l’ assessore Borsellino. g. sp. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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