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30 Agosto 2013

Malasanità, diagnosi sbagliate in crescita

Malasanità, diagnosi sbagliate in crescita

DA ROMA N egli ultimi giorni, con la morte della giovane Valentina all’ ospedale di Orbetello e la trasfusione sbagliata a Grosseto, il tema è tornato alla ribalta. Ma i casi di errori sanitari vanno dagli aneurismi cerebrali scambiati per mal di testa alle meningiti prese per sinusite. E ancora: tumori non diagnosticati, “scoperti” quando ormai era troppo tardi. Le storie raccolte dalle associazioni a tutela dei pazienti sono tante, e sempre più spesso fanno riferimento a mancate o errate diagnosi. Non a caso nell’ ultimo rapporto Pit Salute del Tribunale per i diritti del malato a farla da padrone tra le segnalazioni di presunti casi di malpractice sono proprio gli errori diagnostici, soprattutto nell’ area oncologica. La seconda area più segnalata resta l’ ortopedia e a seguire l’ area della ginecologia e ostetricia. A raccogliere denunce e segnalazioni sono diversi siti “dedicati”, online, ma anche il Codacons. «Nel Lazio – spiega l’ avvocato Marco Ramadori, copresidente del Codacons e fondatore di Articolo32, il network nazionale di avvocati e medici che agisce per il risarcimento dei danni alla salute – un ragazzo che aveva battuto la testa a scuola è stato dimesso perché vittima di quella che fu definita una semplice contusione. In realtà si è poi scoperto che la caduta gli aveva procurato una emorragia interna. Numerosi sono poi i casi di diagnosi tumorali errate». Una sentenza legata a una diagnosi sbagliata è stata pronunciata proprio in questi giorni. Vittima una bimba. «La sentenza – si legge sul sito dell’ avvocato Ramadori – arriva dal tribunale di Rossano Calabro (Cosenza), dove una pediatra è stata condannata a 6 mesi di reclusione e al risarcimento del danno in solido con l’ Asp». La dottoressa di turno all’ ospedale di Rossano la notte in cui nacque la piccola Lucia non seppe interpretare correttamente, secondo la sentenza, i chiari sintomi di sofferenza della neonata (cianosi, insufficienza respiratoria, abbondante presenza sul corpicino di meconio di color verde-bruno), colpita da sindrome di aspirazione meconiale, e intervenne solo con la mascherina per l’ ossigenazione e un antibiotico. Una drammatica leggerezza che portò alla morte della bimba.
 

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