12 Gennaio 2011

Maiale tedesco alla diossina, le istruzioni per evitarlo

I rischi per la salute, come riconoscere la carne contaminata, a chi rivolgersi in caso di dubbi. Ecco una scheda pratica per fronteggiare la nuova emergenza alimentare proveniente dalla Germania

 
Nel dicembre 2008, in Irlanda, scoppiò il caso del maiale alla diossina. Oggi un caso analogo si ripropone in Germania, a pochi giorni dalla scoperta di un filone di uova contaminate sempre dalla stessa sostanza. Allora, come misura precauzionale, il nostro ministero della Salute invitò gli allevatori italiani di suini ad autoregolamentarsi applicando su base volontaria l’etichetta con la tracciatura d’origine sulla carne di maiale. La carne suina, infatti, è fra quelle che non hanno l’obbligo dell’etichetta che indica la provenienza, a differenza di quelle di bovino e di pollo. Per queste ultime, infatti, la legge prevede l’esposizione obbligatoria al pubblico dell’etichetta con la tracciatura d’origine dell’animale, ovvero la sua carta di identità con l’indicazione di dove è nato, dove è stato allevato e dove è stato macellato. Provvedimenti resi necessari da due grosse emergenze alimentari scoppiate negli anni scorsi: il morbo della mucca pazza (1996) e l’influenza aviaria (2005). Ma per il maiale l’etichetta non c’è: il consumatore che compra le fettine al supermercato o dal macellaio di fiducia non può leggere da nessuna parte la provenienza dell’animale.

Come riconoscere la carne contaminata
Secondo dati Coldiretti, l’Italia è un forte importatore di carne di maiale dalla Germania soprattutto destinata alla produzione di prosciutti (circa 13 milioni di pezzi all’anno) per un totale di 220 milioni di chili nei primi nove mesi del 2010 con un aumento del 12 per cento rispetto allo scorso anno. Per assicurarsi l’acquisto di prosciutti ottenuti da maiali italiani la Coldiretti consiglia di rivolgersi direttamente agli allevatori o di scegliere prosciutti a Denominazione di Origine Protetta che sono riconosciuti dall’Unione Europea e individuabili dal marchio comunitario (DOP) o da quello del Consorzio di Tutela come i Prosciutti di Parma, San Daniele, Modena, Berico-Euganeo, Carpegna e Toscano. Una precauzione fino a quando – continua la Coldiretti – non verrà approvata definitivamente la legge sull’etichettatura d’origine annunciata per i prossimi giorni alla Commissione Agricoltura della Camera dopo il via libera alla deliberante concesso da tutti i gruppi parlamentari

Come comportarsi con i prodotti derivati?
Il Codacons consiglia di non comprare, almeno finché l’allarme non sarà rientrato, carne di maiale, compresi cotechino, zampone e tutti quei prodotti, come ad esempio i tortellini e la pasta ripiena, che contengono maiale, anche se impastato con altri tipi di carne

A chi rivolgersi in caso di dubbi?
L’Asl di zona e i Nas, il Nucleo antisofisticazioni dei Carabinieri, sono le due istituzioni a cui rivolgersi in caso di sospetti. Purtroppo la diossina è insapore e inodore e questo rende ancora più difficile l’individuazione della carne contaminata.

E’ reale l’allarme riguardo a latte, polli e bovini?
L’allarme diossina, partito dalle uova tedesche, si è esteso anche al latte e alle carni di pollo e bovino perché la sostanza nociva era nei mangimi. Ma in questi casi la situazione è sotto controllo. Si può dedurre facilmente l’origine della fettina di manzo o di vitello dall’etichetta che, come spiegato prima, contiene la "carta di identità" dell’animale macellato. Anche il latte fresco ha l’obbligo di tracciatura (non però quello a lunga conservazione o quello in polvere utilizzato nella composizione di molti alimenti).

Rischi per la salute
"Dal punto di vista tossicologico – spiega Silvio Borrello, direttore generale per la Sicurezza degli alimenti del ministero della Salute – Le diossine, nel loro insieme sono molecole molto varie a cui appartengono composti cancerogeni e sono tra i più potenti veleni conosciuti. Sono poco volatili, poco o nulla solubili in acqua, ma sono più solubili nei grassi, dove tendono ad accumularsi. Proprio per la loro tendenza ad accumularsi nei tessuti viventi, anche un’esposizione prolungata a livelli minimi può recare danni. Studi di laboratorio hanno dimostrato che l’esposizione a dosi bassissime di diossina durante un periodo critico brevissimo nel corso della gestazione è sufficiente ad influire negativamente sulla salute del feto, provocando malformazioni”
 

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