8 giugno 2017

Mai più bimbi dimenticati in auto, l’idea del Codacons

 

L’associazione dei consumatori ha progettato un dispositivo semplice ed economico che potrebbe mettere fine a queste morti per distrazione. E lancia un appello a case automobilistiche e legislatori

di SILVIA BONAVENTURA

Gesti quotidiani, fatti in automatico. Avrà preso la borsa, il telefonino, tolto le chiavi dal quadro, sarà scesa, avrà chiuso l’auto che ha risposto con il suo “bip bip”. Ed è andata a lavoro, convinta di aver lasciato la piccola all’asilo. Come ogni giorno. Solo che ieri mattina qualcosa nella sua mente si deve essere inceppato, ha saltato un passaggio e si è “dimenticata” la sua unica figlia. Sul seggiolino auto. Cinque ore sotto il sole a una temperatura interna che può superare i 40 gradi sono stati fatali alla bimba. L’ennesimo caso di “blackout mentale”. Un triste copione che si ripete, con trame e protagonisti diversi, ma sempre lo stesso tragico finale. “Ormai si è capito che casi come questo sono inevitabili – dichiara a Repubblica Carlo Rienzi, presidente del Codacons -. La situazione è drammatica, tra ludopatia e situazioni di stress, si ripetono ciclicamente”. Tamara infatti non è la prima bambina a morire così. E non sarà l’ultima, se non si prendono provvedimenti. “E’ una cosa gravissima, e la soluzione sarebbe a portata di mano”, aggiunge Rienzi.

Abbiamo già accennato ad alcuni dispositivi pensati per scongiurare tragedie come questa, e ne abbiamo scoperto un altro progettato e brevettato dal Codacons che è pronto per essere utilizzato. “Si tratta di un sistema che rileva la presenza di bambini o animali sui sedili posteriori delle autovetture e avvisa il guidatore attraverso un allarme acustico quando viene spento il motore dell’auto – spiega il presidente dell’associazione dei consumatori –. Non solo: il sistema prevede anche un sensore di peso collegato alla centralina elettronica dell’automobile che, in caso di presenza a bordo di un bambino a motore spento e vettura chiusa, mette in funzione dopo 2 minuti il climatizzatore dell’auto, garantendo così la perfetta areazione dell’abitacolo”. In pratica, avvisa il conducente e, se questo non interviene, evita il fenomeno dell’ipertermia, che nei bambini può sopraggiungere anche in 20 minuti, assicurando una temperatura vivibile all’interno dell’abitacolo. In attesa di un intervento esterno. Partendo da questo prototipo si potrebbe collegare al dispositivo anche il sistema antifurto in modo da far partire la sirena per richiamare l’attenzione dei passanti e delle forze dell’ordine.

Ma torniamo al “salvabimbo” brevettato da Codacons. E’ relativamente semplice, con un meccanismo simile a quello che attiva il bip se non si allacciano le cinture di sicurezza sui sedili anteriori. In sostanza si tratta di sensori di peso e movimento abbinati agli attacchi Isofix, già presenti di serie su tutte le vetture. “Il sensore di peso è una bilancia elettronica con capacità fino a 15 kg che, in fase di primo montaggio, va tarata a zero con il peso del seggiolino senza il bambino. Una volta tarato, il sensore di peso attiva il sensore di movimento solo dopo che sul seggiolino è stato caricato un peso superiore a 2 kg”, si legge nel progetto originale.

Quando viene spento il motore, il sistema fa partire un allarme ricordando la presenza a bordo del bambino. Oltre al già citato meccanismo che attiva il climatizzatore, “è possibile attivare la funzione ‘snooze’ – direttamente dal telecomando dell’auto – che permette di interrompere l’allarme rinviandolo di qualche minuto”. Utile nel caso ci si fermi ad esempio per impostare il navigatore e il bambino stia dormendo sul seggiolino. “Il sistema salvabimbo integrato negli attacchi Isofix è alimentato dall’impianto elettrico dell’auto. Il corretto funzionamento è direttamente legato alla carica della batteria dell’auto”, specificano ancora da Codacons. Infine, per essere sicuri che il sistema funzioni correttamente sono stati previsti dei led luminosi: una luce verde significa che è ben istallato e attivo, luce blu segnala un malfunzionamento.

E i costi di implementazione del sistema “salvabimbo” sarebbero irrisori, a fronte del vantaggio di salvare vite. Dei più piccoli, oltretutto. Nonostante qualche anno fa l’idea abbia suscitato l’interesse di una casa automobilistica, è rimasta solo su carta. “Per convincere i produttori auto a inserire questo tipo di dispositivi a bordo serve una spinta dal Ministero dello Sviluppo economico – sottolinea Rienzi -, al quale stiamo per scrivere”, insieme a un invito a tutte le case automobilistiche affinché predispongano l’impianto su ogni autovettura. Ma un’accelerata ulteriore potrebbe arrivare da una legge ad hoc, “se anche il Ministero dei Trasporti facesse una piccola riforma inserendo l’obbligo di questi dispositivi come per le cinture, sarebbe un bel passo avanti”, per tutelare
ulteriormente l’incolumità dei più piccoli.

“E’ un problema che in un modo o nell’altro va risolto”, conclude Rienzi. Perché le prossime urla siano quelle di gioia dei bambini che giocano in piazza, non di un genitore disperato