4 Luglio 2019

Mai così pochi

Manila Alfano Mai così pochi. L’ Italia che ha perso la cultura della popolazione registra sempre meno nascite. Segno negativo, anzi negativissimo che racconta un Paese che soffre. Per il quarto anno consecutivo, nel 2018 la popolazione italiana segna un calo, attestandosi questa volta a 60,35 milioni di persone. I residenti diminuiscono di oltre 124mila unità, portando il saldo rispetto al 2015 in negativo di 400mila persone. Siamo diventati un Paese alle prese con il declino demografico. A rilevarlo è l’ Istat, nella nuova edizione del suo Bilancio demografico nazionale, nel quale viene fotografato un nuovo minimo storico: 439.747 iscrizioni all’ anagrafe per nascita, il dato più basso dall’ Unità d’ Italia, in arretramento del 4% rispetto al 2017. In mezzo ci sono tutte le difficoltà di un Paese che arranca. Rispetto al 2014 la perdita di italiani è pari alla scomparsa di una città grande come Palermo. «La situazione di indeterminatezza e di generale impoverimento del ceto medio registrata in Italia negli ultimi anni ha reso sempre più difficile per le famiglie mettere al mondo un figlio», osserva il presidente Codacons, Carlo Rienzi, ricordando che «i costi per mantenere un bambino, sono costantemente saliti, arrivando a sfiorare nei primi anni di vita, quota 10mila euro all’ anno». Basta fare banalissimi paragoni con i Paesi europei confinanti, per rendersi conto che per le coppie italiane è davvero una corsa a ostacoli. Il costo dei pannolini o del latte in polvere, stesso marchio, in Francia è più vantaggioso rispetto al nostro Paese, e in Germania praticamente il prezzo è dimezzato. Un bel risparmio che in Italia le famiglie sognano. Stesso copione per i costi della spesa al supermercato. Un welfare spesso assente che sta stravolgendo il volto di un Paese sempre più spaventato e chiuso in se stesso. Senza fiducia nel futuro, soprattutto per le nuove generazioni. I costi alti per servizi ai minimi termini, gli asili e gli orari poco flessibili, oltre alle rette spesso proibitive, il lavoro precario, mal pagato, una dinamica che spesso porta le coppie a posticipare la scelta di fare figli. «In Italia manca ancora consapevolezza sulla fertilità, la cosiddetta «fertility awareness», ha commentato Cristina Magli, neopresidente italiana della Società europea di riproduzione umana ed embriologia. «Sta diventando un grosso problema non solo fra i giovani, ma persino fra i medici, che si dimenticano di dire alle generazioni in età fertile che il periodo riproduttivo è limitato». Anche quando si parla di terza età l’ Italia del 2018 mette a segno un record storico. Una analisi di Uecoop evidenzia infatti come gli ultra 65enni siano aumentati di 800mila unità nell’ ultimo quinquennio, portando gli anziani 13,8 milioni di persone. Dato che rischia a sua volta di avere una ricaduta economica, visto che – sempre secondo l’ unione europea delle cooperative – gli anziani non autosufficienti raddoppieranno a quasi 5 milioni entro il 2030, con tutto quello che ciò comporta in termini di spesa in assistenza e cure. A rimpolpare una popolazione sempre più esigua e anziana, contribuiscono infine in misura più limitata rispetto al passato recente le iscrizioni in anagrafe di cittadini provenienti dall’ estero: rispetto all’ anno precedente sono oltre 11mila in meno, per un totale di 332.324. Le persone che nel 2018 hanno lasciato il Paese sono invece quasi 157 mila, con un aumento di 2 mila unità nel confronto con il 2017.

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