9 Luglio 2019

Magistratura in lutto per la morte di Vitrò

LA SPEZIA È mancato a Torino, ad 85 anni, il professor Vincenzo Vitrò, già magistrato della Corte d’ Appello di Torino, grand’ ufficiale della Repubblica, spezzino di formazione. La famiglia era originaria di Vibo Valentia, ma si era trasferita qui prima della guerra. Vincenzo era cresciuto qui, aveva studiato al liceo classico, si era laureato in legge a Pisa, facendo il pendolare in treno. Tanto che in treno aveva conosciuto la moglie Pinuccia, studentessa come lui. Alla Spezia, da avvocato, aveva lavorato per l’ Unione Industriali. Poi il trasferimento a Torino e una carriera prestigiosa. Un «esempio di testimonianza incondizionata della verità, onestà, giustizia, svolta sempre per il bene individuale e comune». Così lo ricorda la famiglia. Un magistrato di grande schiettezza, che non aveva mezzi termini, se riteneva di poter e dover intervenire a correggere quella che riteneva una stortura. Come quando, una ventina di anni fa, un pronunciamento a sua firma sollevò un vasto di battito. Riguardava proprio uno spezzino, Davide Bertagna, che aveva chiesto il risarcimento di legge, per l’ eccessiva durata di un processo. Vitrò era presidente. Seconda sezione civile. Un decreto dell’ autunno del 2001, in cui la parte resistente era il ministero della Giustizia. Vitrò scrisse che «una laurea in legge in Italia non si nega a nessuno» e puntò il dito contro gli avvocati, accusandoli di funzionare da «moltiplicatori dei processi». Il Codacons contestò le parole di Vitrò: «Nel penale, chi viene condannato al minimo della pena pretende di percorrere tutti i gradi del giudizio, sperando nella prescrizione. Nel civile, gli avvocati mandano in udienza i giovani di studio, che candidamente dichiarano di non conoscere la causa». –

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