Mafia e strategie di contrasto
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fonte:
- Il quotidiano della Calabria
La proposta comune: maggiore trasparenza negli atti
PROSEGUE la tavola rotonda con i sette candidati alla presidenza della Provincia. A differenza degli altri appuntamenti, oggi a interloquire con i sette aspiranti presidenti di palazzo Di Vetro è Sergio Genco, segretario provinciale della Cgil, che ha interrogato i candidati sulle proposte programmatiche di contrasto alla criminalità organizzata nella provincia di Catanzaro.
Michele Traversa (sostenuto dalle liste di Alleanza nazionale, Forza Italia, Udc, Nuovo Psi, Pri, Fiamma tricolore, Rinascita della Dc): «La presenza della mafia nelle attività produttive e nella pubblica amministrazione è un argomento che periodicamente torna alla ribalta per la sua sorprendente e inquietante attualità. Non ho ricette miracolose, ma sono convinto che una amministrazione corretta e puntuale, sia l`antidoto più efficace contro ogni presenza inquinante. E` dunque mia ferma intenzione, se rieletto, di continuare in una politica di aggiudicazione degli appalti improntata alla più assoluta trasparenza e nella ferma determinazione di impedire che qualunque pressione possa influire sulla puntuale esecuzione delle opere. La legge già fornisce tutti gli strumenti per consentire agli amministratori di poter lavorare serenamente e con profitto, sempre che siano rispettate appieno le regole e date risposte tempestive e concrete alle esigenze e alle aspettative dei cittadini. Sta poi a noi amministratori, senza scuse e senza alibi, operare al meglio e così facendo già conduciamo la nostra battaglia contro la criminalità. L`impegno che assumono rimane dunque quello di continuare ad assegnare gli appalti pubblici attraverso procedure di gara trasparenti o ricorrendo al sorteggio pubblico alla presenza di un notaio così come ho fatto quando la legge, come nel caso dei danni alluvionali, me ne ha dato facoltà. Uno strumento quello del sorteggio che ha dato possibilità di lavorare a tante imprese e che ero certo avrebbe indotto altre pubbliche amministrazioni a fare altrettanto. Così non è stato, ma è mia intenzione insistere su questa strada, nella convinzione che ogni azione amministrativa improntata alla più assoluta trasparenza concorre a garantire l`eliminazione di ingerenze mafiose nelle istituzioni».
Giuseppe Torchia (sostenuto dalle liste di Udeur, Alleanza popolare per il sud, La forza delle donne, Movimento meridionale, Ds, Margherita, Pdci, Verdi, Pse-Unità dei riformisti, Sdi-Mre, Gente di Calabria, Psdi): «In considerazione delle risicate competenze spettanti all`Amministrazione provinciale in tema di lotta alla criminalità e tutela della legalità, credo che l`unico vero strumento di contrasto al fenomeno mafioso sia rappresentato dalla perfetta trasparenza degli atti e del modus administrandi. In questa ottica deve essere letto l`impegno, la garanzia che il centrosinistra offre a tutti i cittadini della provincia di Catanzaro a perseguire con tutte le strategie possibili la strada della moralità, a cominciare dalla scelta di una classe dirigente adeguata e non compromessa, adottando politiche atte a eliminare qualsiasi possibilità di infiltrazione mafiosa nelle istituzioni e negli interessi che gravitano attorno all`attività delle amministrazioni stesse, ripristinare la politica del merito e delle competenze e attuare una rigorosa attività di controllo dell`azione amministrativa. La lotta alla mafia e alla criminalità comune rappresenta un impegno prioritario di tutta la coalizione e si deve concretizzare, tra l`altro, in una dura condanna di tutte le responsabilità connesse ai due scioglimenti dei consigli comunali di Lamezia Terme, all`attuale fase di gestione commissariale, allo scioglimento del consiglio di Botricello (poi annullato dal Tar), alle vicende relative alle molteplici procedure d`accesso antimafia disposte dal prefetto, in vari comuni della provincia».
Pino Commodari (sostenuto dalla lista di Rifondazione comunista): «E` necessario premettere che Traversa e soci, non si sono mai posti il problema della profonda presenza della `ndrangheta nella nostra provincia, quale è il tasso di invasività nelle istituzioni, come essa controlli il lavoro nero, precario e dequalificato, che è spesso l`unica forma di impiego possibile. Lo scioglimento del comune di Lamezia Terme, per condizionamenti mafiosi, è la materializzazione delle responsabilità del centrodestra e del protagonismo dei suoi dirigenti politici ai massimi livelli, locali e nazionali. Lo scioglimento del Comune di Lamezia Terme ci racconta il livello grave di compromissione raggiunto dalle forze politiche del centrodestra con la `ndrangheta. Cosche che, da parte loro, dimostrano tutta la rinnovata capacità, che oggi assume maggiore ampiezza, profondità e pericolosità in conseguenza delle vittorie del centrodestra, di realizzare intrecci perversi e legami tra essa, la politica e gli affari ovvero, compiendo un notevole salto di qualità. La `ndrangheta è una componente organica dello sviluppo capitalistico e di una idea particolarmente drogata di modernizzazione, quella, per intenderci, che genera sfruttamento, lavoro nero, flessibilità, fine di qualsiasi diritto, accumulazione illecita. Per queste ragioni, gli intrecci tra i sostenitori politici e criminali del neoliberismo divengono più solidi. La `ndrangheta è in grado di unire qualsiasi strumento, da quello esclusivo dell`alta finanza a quello dell`intimidazione e della violenza per gestire territorialmente i flussi dei finanziamenti pubblici o il riciclaggio in investimenti in attività legali dei proventi di attività criminali, per realizzare il processo di accumulazione illecita di capitali. La legalità, la trasparenza, il rispetto delle regole sono gli elementi fondativi di una buona amministrazione, sono elementi necessari ma non sufficienti a sconfiggere la `ndrangheta. Questi elementi devono essere supportati da un progetto politico e culturale alternativo, unico in grado di realizzare le trasformazioni ed il cambiamento e, quindi, la sua sconfitta. Ritorna con forza l`imperativo di una rinnovata capacità di proporre un progetto in grado di porre fine alla crisi della politica, ampia e profonda alla separatezza tra essa, l`etica e la società con i suoi bisogni ed aspettative. Un progetto che sappia proporre una politica altra ed alta, basata sulla conoscenza della vita e dei problemi della società e della gente, ricca di idee, ideali e programmi».
Rita Colacino (sostenuta dalla lista Di Pietro-Occhetto): «Una parte importante ed articolata del nostro programma è dedicata alla questione morale e alle azioni da intraprendere per il ripristino di condizioni di legalità sul nostro territorio come base fondamentale di uno sviluppo. È necessario agire su più versanti contemporaneamente. Quello della diffusione ed il radicamento di una cultura della legalità a partire dal basso, attraverso la realizzazione di “Patti locali per la legalità“ come quelli da qualche tempo avviati con successo in diverse aree del meridione, i quali mirano a promuovere un`azione concertata tra tutti i soggetti impegnati su questo fronte. Quello della P.A., per ridurre i nodi e le inefficienze che nascono da una totale commistione tra le funzioni politiche e quelle tecnico-amministrative; garantire una maggiore trasparenza, una possibilità reale di controllo democratico degli atti. Ma la titolarità della lotta all`infiltrazione mafiosa sul nostro territorio rimane alla politica che, purtroppo nella realtà calabrese, non ha mai parlato il linguaggio della legalità. L`attuale sistema agisce attraverso lo sviluppo ed il mantenimento di un forte intreccio tra istituzioni ed interessi economici forti, quella di una classe imprenditoriale potente e senza scrupoli, espressione di una logica predatoria delle risorse pubbliche. È per questa ragione che pesa sulla classe politica la responsabilità morale di rinnovare scelte, alleanze, metodi e personale politico, che nella nostra realtà contano più delle semplici dichiarazioni programmatiche, come dimostrano ampiamente gli eventi delle ultime settimane a Catanzaro».
Giovanni Merante (sostenuto dalla lista Democrazia e centralità): «E` trascorso da un giorno l`anniversario della strage di Capaci, per cui, parlare di lotta alla mafia diventa molto più doloroso. Non bastano a mio avviso gli spot televisivi per attuare una seria lotta alla mafia, occorre intervenire, seppur nella limitatezza del ruolo e delle funzioni che competono all`ente provincia, sulle cause che ne determinano la vita. L`assenza del lavoro, produce un continuo reclutamento di manodopera da parte della mafia. Più la disoccupazione dilaga più la criminalità si rafforza. Bisogna dare ai nostri giovani la certezza di un futuro, spendendo meno risorse di bilancio per cattedrali nel deserto, manifestazioni culturali e tagli di nastri e destinarle, invece, a creare un circuito economico serio e credibile ai mercati nazionali anche con incentivi alle aziende che vogliono investire nella nostra provincia. Niente più false promesse, bandi fantasma che incettano al momento un certo consenso, corsi di formazione non attinenti al tessuto socio-economico della nostra provincia. Non si può, e non lo consentiremo, giocare con le speranze della collettività. Occorrerà, poi, che la provincia si faccia promotrice di un coordinamento territoriale con i comuni al fine di conoscere e rendere pubblici i procedimenti amministrativi in ordine agli impegni di spesa, all`assegnazione degli appalti, alle consulenze assegnate ai professionisti. Occorre, infine lavorare insieme alle forze dell`ordine, dando compiti specifici alla guardia provinciale, sinora con ruoli sfumati, al fine di garantire la legalità, il controllo del territorio, e diminuire la devianza minorile e l`abbandono scolastico».
Francesco Di Lieto (sostenuto dalla lista Listaconsumatori): «Combattere la mafia significa combattere la “cultura“ mafiosa. Radicare nella popolazione la consapevolezza dei propri diritti, renderli cittadini non sudditi. La Calabria è l`esempio lampante di come sia “utile“ tenere i cittadini nell`ignoranza per far apparire concessione un diritto. Occorre reagire, iniziare a dire no alle piccole illegalità quotidiane; costruire una coscienza sociale capace di ergersi a diga contro i soprusi di ogni giorno. Non è un caso che la mafia si annidi più facilmente nei territori maggiormente degradati, anche se occorre chiarire subito che mafioso non è soltanto chi impone le proprie regole attraverso la forza del sopruso, ma anche chi – utilizzando un linguaggio forbito – indirizza le strategie della pubblica amministrazione per fini individuali o di un ben determinato gruppo di potere. Noi riteniamo essenziale affidare alla scuola pubblica il compito di formare una coscienza civile contro la criminalità mafiosa, contro la sopraffazione del più forte. Il Codacons non chiede fiducia su facili promesse elettorali, ma chiede il consenso sull`attività svolta negli ultimi anni, sulle conquiste che l`associazione ha già ottenuto e tese a dar voce a chi è stato soffocato; a battersi per la tutela dei diritti primari dell`individuo; ad affermare la cultura del diritto su quella del sopruso. Far sì che la res publica sia davvero pubblica e non privata. In questo preciso momento storico, caratterizzato da un duello tra un presidente-gattopardo ed un presidente-imbonitore il nostro impegno è uno solo, porre al centro di tutta l`azione politica la dimenticata questione morale».
Giovanbattista Vono (sostenuto dalla lista di Alessandra Mussolini): «La domanda andrebbe posta a chi, in questi sessanta anni, ha gestito il potere con i voti determinanti di chi poteva garantirne il raggiungimento. Parliamo di criminalità organizzata che, in tante zone della Calabria, sostituisce lo Stato ai vari livelli: lavoro, impresa, gestione del territorio. Mi chiedo se sia più mafioso uno che delinque o piuttosto un politico che, con il suo atteggiamento demonizza l`avversario; dimostra sufficienza; schiavizza l`elettore con promesse di carta; sistema gli amici, i parenti e gli amici degli amici; opera in modo che un diritto possa sembrare un favore. Lo Stato (nel nostro caso la Provincia) deve garantire lavoro ai cittadini. E` il lavoro che consegna dignità alla persona. Molti partiti hanno accresciuto i loro consensi sul disagio sociale tenendo per il bavero i cittadini bisognosi. Il Sud, specialmente, e le nostre province hanno pagato e pagano situazioni pregresse di malcostume e di malgoverno. Altro che milioni di posti di lavoro! I( nostri giovani vengono presi in giro, assunti per pochi mesi e per un diabolico gioco di contributi e tassazioni privilegiate vengono poi non confermati. E si ricomincia. Non c`è meraviglia se nel nostro territorio la mafia è forte e presente. Quali le strategie? Moralità, occupazione, presenza reale dello Stato, educazione, informazione, formazione. Può sembrare una risposta banale e demagogica ma è l`unica risposta, quella che finora nessun governo, nessuna amministrazione ha saputo dare al cittadino».
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