6 Novembre 2015

Mafia Capitale, subito scontro in aula La procura: processate Alemanno

Mafia Capitale, subito scontro in aula La procura: processate Alemanno

roma, prima udienza. i legali attaccano i pm: “un processetto” carminati: “pronto a parlare” buzzi: vogliono colpire bersani
ROMA. Il processo ai 46 imputati di Mafia Capitale si annuncia battaglia senza quartiere e senza prigionieri. Come dimostra la lettera minacciosa che Salvatore Buzzi recapita a Piazza Pulita: «Colpiscono me per colpire Bersani ». E come dimostrano il linguaggio, la rinuncia al fairplay e alle prassi felpate di uffici giudiziari in cui, per la prima volta, una sezione di tribunale (la decima) sarà scaricata da ogni altra incombenza giudiziaria di qui alla sentenza di primo grado. Per un “maxi” che la città non conosceva dai tempi della Banda della Magliana. La prima di almeno 130 udienze (4 a settimana) programmate di qui a luglio 2016, indica la posta in gioco in una domanda chiave che impone una risposta secca: il Sistema Buzzi-Carminati è Mafia? I capi di imputazione a carico di Massimo Carminati, Salvatore Buzzi, Fabrizio Testa, Luca Gramazio, Riccardo Brugia e le aggravanti specifiche contestate alla pletora di imputati “minori” nella sequela di episodi di corruzione di cui vengono accusati, dicono in questo primo giorno che è un’ organizzazione mafiosa ad essere alla sbarra. E che questo autorizza ad escludere la presenza fisica in udienza dei “capi dell’ associazione”, per questo confinati al collegamento in videoconferenza, sparpagliati nelle carceri di mezza Italia (Parma, Tolmezzo, Lanciano) e, nel caso di Testa, trasferiti da Rebibbia a Secondigliano «per evitare contatti con altri appartenenti al sodalizio», a dispetto delle «gravi ragioni familiari» che pure ne avrebbero raccomandato la permanenza in città. Che è quell’ accusa, mafia, che giustifica la richiesta di costituzione di parte civile di quasi 60 tra associazioni, onlus e singoli su cui il tribunale si è riservato di decidere nella prossima udienza (il 17 novembre), e il cui elenco è la fotografia più nitida di quali e quanti interessi si siano sentiti lesi dagli appetiti della “Mucca” capitolina che, come ammoniva il suo padrone, Buzzi, andava fatta «magna’» per essere «munta». In fila a chiedere i danni agli imputati ci sono dunque il Ministero dell’ Interno, gli amministratori giudiziari delle coop della holding “29 giugno”, la Regione Lazio, il Comune di Roma, la municipalizzata Ama, Confindustria, l’ Associazione Caponnetto, l’ Associazione Borsellino, “Cittadinanzattiva”, il Movimento nazionale consumatori, la Lega coop nazionale e sociali, il Consorzio nazionale di servizi, l’ Associazione italiana studi giuridici sull’ immigrazione, 37 nomadi del campo di Castel Romano, la Fondazione Caponnetto, il Movimento difesa del cittadino, L’ associazione Lunaria, un ex lavoratore di una cooperativa, due ex minori stranieri passati per i centri accoglienza del comune, l’ Associazione Laboratorio 53, l’ Associazione “Io migro”, l’ ex consigliere comunale radicale Riccardo Magi, 10 rifugiati, tre profughi, l’ Assoconsum, l’ Associazione nazionale vittime usura e racket, Laboratorio antiusura, la Camera di commercio, l’ Associazione Da Sud, “Cittadini contro le mafie e la corruzione”, l’ Associazione nazionale antimafia Alfredo Costa, il Comune di Sant’ Oreste, “Fai antiusura Ostia Volare”, Coin cooperativa sociale, Capodarco, il Pd Lazio, Libera, un curatore fallimentare, Confconsumatori Lazio, Eur spa, Uils, Legambiente, Codici, Casa del consumatore, Assoutenti, Codici Lazio, Forum antiusura, Fisa Confederazione esercenti, Codacons, Consorzio Calatino, la deputata cinque stelle Roberta Lombardi, e, sempre per i cinque stelle, l’ ex consigliere comunale Marcello De Vito e gli ex consiglieri municipali Danilo Barbuto, Silvia Crescimanno, Maria Agnese Catini, Alessio Marini, Daniele Diaco, oltre a 24 cittadini, al Consorzio Castel Porziano 98, alla Federazione antiracket italiana, alla Agisa, al Forum Terzo Settore Lazio, al Centro di iniziativa per la legalità democratica a Sos imprese. È in questo contesto che le difese di Carminati e Buzzi, scelgono di caricare a testa bassa. Con toni ultimativi e, a tratti, allusivi. Alessandro Diddi, avvocato di Buzzi, motteggia: «Questa non è Mafia capitale. È Bufala Capitale ». Giosuè Naso, legale di Carminati, annuncia che il Re di Roma «stavolta parlerà». «Perché vuole chiarire un sacco di cose. Perché con la mafia non c’ entra niente e la droga gli fa schifo». Quindi, in aula, fissando il presidente del collegio, Rosanna Ianniello, dice: «La stimo da sempre e le dico con franchezza che questo è un processetto dopato da una precisa regia mediatico-giudiziaria, minato da prassi e consuetudini distorsive. Molti colleghi pensano che qui si stia per celebrare un inguacchio. Non mi faccia cadere un mito. Lei deve far percepire la sua terzietà, altrimenti la sua sentenza non sarà spendibile». I pm in aula (il procuratore aggiunto Michele Prestipino e i sostituti Paolo Ielo, Giuseppe Cascini, Luca Tescaroli) ascoltano e replicano gelidi. «Ognuno ha il suo stile. Dovremmo parlare di diritto». E anticipano una strategia stretta sui fatti. Tra questi, la richiesta di rinvio a giudizio notificata ieri dell’ ex sindaco Gianni Alemanno per corruzione e finanziamento illecito ai partiti (150 mila euro di tangenti ricevute da Buzzi). Il che prelude a un suo prossimo ingresso nel processo ai 46. «È caduta l’ accusa di mafia», si rallegra lui. Ma non sa o finge di non sapere non solo che l’ indagine per mafia nei suoi confronti prosegue ma, soprattutto, che le tangenti di cui è accusato arrivano da un’ organizzazione definita «mafiosa». ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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