3 Novembre 2015

Mafia capitale maxiprocesso hi-tech da giovedì in aula

Mafia capitale maxiprocesso hi-tech da giovedì in aula

FRANCESCO SALVATORE GIUSEPPE SCARPA SARÀ l’ aula del tribunale dedicata a Vittorio Occorsio, il magistrato vittima negli anni Settanta del terrorismo di estrema destra, ad ospitare giovedì la prima udienza del maxi processo di Mafia Capitale. Da una parte 46 imputati, dall’ altra i pubblici ministeri che hanno delineato i contorni dell’ organizzazione criminale. A decidere, il collegio dei giudici della decima sezione penale, presieduta da Rosanna Ianniello. Il calendario è stato fissato da alcune settimane: dal lunedì al giovedì, da novembre a luglio, dal mattino a pomeriggio inoltrato, vista la mole di testimoni, investigatori e consulenti da sentire. In totale sono stabilite 146 udienze. Dopo la prima a piazzale Clodio, il processo andrà in scena nell’ aula bunker di Rebibbia, già teatro di storici procedimenti come quelli su Ustica, P2, Brigate Rosse, via Poma e la morte di Stefano Cucchi. Da giorni i tecnici stanno allestendo i banchi per dare vita a quello che sarà un vero e proprio processo hi-tech, con tanto di postazioni multimediali a disposizione di accusa e difesa. Gli imputati sottoposti a misura cautelare saranno presenti in aula, ad eccezione di Massimo Carminati, detenuto in regime di carcere duro (41 bis) nel penitenziario di Parma, di Salvatore Buzzi, detenuto a Nuoro, e di Riccardo Brugia, in carcere a Terni, i quali saranno collegati in videoconferenza con l’ aula. In un primo momento era stata disposto l’ utilizzo della videoconferenza per tutti i componenti dell’ organizzazione criminale detenuti in carcere – ovvero altre sedici persone – ma nei giorni scorsi i giudici della X sezione hanno accolto la richiesta degli avvocati della Camera penale romana, che avevano definito la misura come una “irragionevole e indiscriminata applicazione dell’ articolo 146 bis” – quello che disciplina la partecipazione al dibattimento a distanza – , e dato il via libera alla presenza degli imputati accanto ai loro legali. Tantissimi i testimoni citati dalle parti: solo la procura ne conta una sessantina, ma molti di più saranno quelli chiamati in causa dagli imputati. Per la sola posizione del ras delle cooperative, Salvatore Buzzi, ne sono previsti oltre 200. Dall’ ex sindaco Ignazio Marino ai prefetti Franco Gabrielli e Giuseppe Pecoraro passando per il governatore del Lazio Nicola Zingaretti e l’ ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta. Sarà bagarre anche su questo: starà ai giudici accogliere o no le richieste formulate dalle parti e ammettere i testimoni. Tantissime le richieste di costituzione di parte civile: dal Campidoglio, alle associazioni dei consumatori Codacons, Cittadinanzattiva, passando per il Movimento Cinque stelle, che proprio ieri ha depositato l’ istanza di ammissione. Fulcro del processo sarà la sussistenza dell’ associazione mafiosa. Il procuratore capo Giuseppe Pignatore, l’ aggiunto Michele Prestipino e i tre titolari dell’ indagine partita ben cinque anni fa, Giuseppe Cascini, Paolo Ielo e Luca Tescaroli hanno segnato i contorni di un’ organizzazione mafiosa romana, per usare le parole del procuratore capo, «originaria e originale, autoctona anche se collegata ad altre organizzazioni e con caratteri suoi propri e originali rispetto alle altre organizzazioni mafiose». La procura ha già incassato, in merito, il parere positivo del gip, del tribunale del Riesame e della Cassazione. Dal giorno della prima tornata di arresti, però, nel dicembre scorso, nei corridoi della cittadella giudiziaria non si parla di altro e gli avvocati non hanno mai smesso di interrogarsi. Il legale di Buzzi, Alessandro Diddi, ha fatto due volte istanza di patteggiamento escludendo per il suo assistito l’ aggravante del metodo mafioso. L’ avvocato Giosuè Naso, difensore di Massimo Carminati, fin dal principio è stato netto: «Viviamo in un sistema di cultura mafiosa, di corruttela diffusa che ha infestato la società, ma non si può sostenere che quella delineata dagli inquirenti sia un’ associazione mafiosa. Mancano gli elementi costitutivi: il controllo del territorio, la violenza, la capacità di intimidazione. Stento a credere a mafiosi che per guadagnare il favore di funzionari li debbano corrompere. Quanto a Carminati, la fama del mio assistito è legata più a quello che gli hanno attribuito, che per quello per il quale è stato condannato». Staremo a vedere. Già oggi ci sarà un primo passaggio fondamentale: è prevista la sentenza per gli imputati che hanno optato per il rito abbreviato. Figure importanti come Raffaele Bracci e Fabio Gaudenzi, accusati di usura, per i quali i pm hanno chiesto condanne per oltre cinque anni di carcere. Per Emanuela Salvatori, funzionaria comunale accusata di corruzione ed Emilio Gammuto, stretto collaboratore di Buzzi: per lui la procura ha chiesto 5 anni di reclusione con l’ aggravante del metodo mafioso. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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