19 Novembre 2015

Mafia Capitale, M5S non sarà parte civile

Mafia Capitale, M5S non sarà parte civile

ROMA Il Movimento 5 Stelle non ci sta ad essere escluso come parte civile dal maxi-processo Mafia Capitale. Per il portavoce in Comune dei pentastellati, il consigliere Marcello De Vito, che in prima persona ha presentato la richiesta di costituzione, «siamo l’ unica forza fra destra e sinistra non coinvolta nell’ indagine. Stiamo valutando con i nostri legali di ricorrere contro questa decisione in Corte di Cassazione». È polemica all’ indomani della decisione della X sezione del Tribunale di Roma di escludere alcune delle parti che avevano presentato istanza per chiedere i danni alla presunta associazione mafiosa, capeggiata da quello che per la Procura della Repubblica capitolina è il boss: l’ ex Nar con trascorsi nella Banda della Magliana, Massimo Carminati. I grillini in Campidoglio spiegano che «ci sorprende questa decisione» del Tribunale, «soprattutto perché è stato ammesso a parte civile il Partito democratico del Lazio, che vede coinvolti alcuni suoi esponenti». De Vito aggiunge che «ad ogni modo, in qualità di rappresentanti dei cittadini, è importante che sia fatta giustizia e siano puniti, qualora fosse accertato dal processo, coloro i quali hanno infangato Roma». La decisione del Tribunale, però, affonda le radici su un dato tecnico. Stando alla X sezione, infatti, «i singoli che hanno avanzato richieste (come il caso del consigliere De Vito, ndr) quali membri di consigli comunali o municipali o di commissioni comunali la richiesta di costituzione del Comune deve ritenersi assorbente». Inoltre, ha aggiunto che «i suddetti consiglieri sono membri di articolazioni interne del Comune, privi di interesse autonomo e differenziato rispetto a quello del Comune». L’ altra grande esclusa dal processo è l’ associazione dei consumatori Codacons. «Una decisione abnorme e sconcertante» la definisce l’ associazione. «Per il giudice le spiagge sporche – tuona – la spazzatura non raccolta e le buche stradali non hanno costituito un danno diretto e immediato per chi, come gli utenti romani, paga tasse sui rifiuti e su tutti i servizi a prezzi gonfiati a causa del sovrapprezzo prodotto dalla corruzione». Per il Tribunale, però, Codacons (e le altre associazioni dei consumatori escluse) «non prospettano nell’ atto di costituzione alcun danno, diretto o indiretto, derivante specificamente dai fatti di causa, e si limitano soltanto a ipotizzare un danno di tipo generico e privo di concreta connotazione, assumendo apoditticamente che il cittadino avrebbe beneficiato di un servizio di qualità inferiore a quello erogabile in altre condizioni». In definitiva, il Tribunale ha ammesso esclusivamente 23 parti civili, respingendo 42 richieste. Tra quelle accolte, oltre a Comune di Roma, Regione Lazio, Pd Lazio e ministero dell’ Interno, ci sono anche Ama (municipalizzata che si occupa di igiene urbana), Eur spa, associazione Antonino Caponnetto, associazione Libera, Sos Impresa, Cittadinanzattiva onlus, diverse associazioni antiusura e Legacoopsociali. © RIPRODUZIONE RISERVATA.
ivan cimmarusti

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