18 Novembre 2015

Mafia capitale, dal Tribunale sì a Pd e Comune parti civili

Mafia capitale, dal Tribunale sì a Pd e Comune parti civili

ROMA Comune di Roma, Regione Lazio, ministero dell’ Interno, Ama e Pd del Lazio ammessi a parte civile nel maxi processo Mafia Capitale. Il collegio giudicante del Tribunale capitolino ha ritenuto convincenti le istanze di costituzione. Si annuncia un esplosivo giudizio sul «mondo di mezzo», la presunta associazione mafiosa capeggiata da Massimo Carminati e dal suo «braccio imprenditorale» Salvatore Buzzi, che avrebbe manovrato la politica amministrativa di Roma, al fine di incassare appalti con le coop del Gruppo29 Giugno. Alla seconda udienza del maxi processo, che si è svolto all’ aula bunker del carcere di Rebibbia, i magistrati hanno ritenuto che anche il Partito democratico del Lazio può chiedere i danni all’ organizzazione, anche se la stessa Procura della Repubblica è stata “gelida” sull’ istanza. Perché se da una parte i pubblici ministeri hanno dato parere positivo alla richiesta di Comune e Regione, dall’ altra hanno preferito non dare un giudizio sulla richiesta del Pd. Questo perché ci sarebbero state perplessità in merito all’ esistenza del «titolo soggettivo» del partito. Contraria alla costituzione del Pd è stata anche la difesa di Carminati. «Questo processo non deve diventare un baraccone e il Pd guardi in casa propria per capire chi l’ ha danneggiato», ha spiegato l’ avvocato Ippolita Naso, che cura la difesa del presunto boss col padre Giosuè Naso. Ha aggiunto che «se il Pd lamenta danni di immagine dovrebbe chiederli a chi ha effettivamente danneggiato il partito e chi lo ha rappresentato: tenderei ad escludere che Carminati sia mai stato iscritto al Pd». Eco è giunto dalla difesa dell’ altro grande imputato al processo, Salvatore Buzzi, ritenuto il «braccio imprenditoriale» del clan. Stando alla difesa degli avvocati Alessandro Diddi e Piergerardo Santoro, «il Pd assume di aver subito gravi danni per effetto delle condotte delittuose. Le argomentazioni richiamate nella dichiarazione di costituzione – hanno spiegato – si riferiscono, chiaramente, alla presunta condotta illecita di coloro che, a diverso titolo, hanno ricoperto incarichi all’ interno del partito e che, per effetto di tale ruolo, sono stati eletti rappresentanti politici nelle diverse assemblee regionali e comunali. Il Pd, infatti, lamenta il danno d’ immagine nei confronti degli elettori derivante da tali condotte e che, in quanto tale, non può e non deve essere ricondotto ai fatti contestati, autonomamente, ai singoli imputati. In realtà, se il danno d’ immagine c’ è stato, questo non può essere considerato conseguenza diretta e immediata delle condotte poste in essere da Buzzi». La difesa dell’ ex amministratore del Gruppo 29 Giugno ha inoltre chiesto che sia rigettata la richiesta di parte civile anche di Regione e Comune. La parola, quindi, è passata alla pubblica accusa. I pm Luca Tescaroli, Paolo Ielo e Giuseppe Cascini hanno espresso il loro «no» alla richiesta delle associazioni dei consumatori di indicare il Comune di Roma come responsabile civile. In aula poi non sono mancati momenti di tensione, quando i legali che avevano presentato istanza di parte civile hanno chiesto di replicare ma il presidente della X sezione Rosanna Ianniello ha spiegato che non ne avevano il diritto. Bagarre e venti minuti di urla anche da parte anche degli avvocati di M5S, dopo di che il giudice si è ritirato in camera di consiglio. Si è trattato degli unici momenti di tensione dell’ udienza nell’ aula bunker di Rebibbia, gremita di avvocati, giornalisti ma anche semplici curiosi. Per la prima volta una dozzina di imputati hanno potuto essere presenti al processo. Trasferiti nei giorni scorsi nel carcere romano, l’ ex consigliere regionale Luca Gramazio, l’ ex ad di Ama Franco Panzironi, l’ ex braccio destro di Salvatore Buzzi, Carlo Maria Guarany, ed altri hanno potuto accedere alle celle dell’ aula B del penitenziario. Infine, non sono state ammessi a parte civile M5S, Confindustria, Camera di Commercio di Roma e Legambiente, 37 nomadi di Castel Romano e il Codacons. La decisione è arrivata al termine di una udienza fiume durata più di 12 ore. © RIPRODUZIONE RISERVATA.
ivan cimmarusti

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