5 Novembre 2015

MAFIA CAPITALE: CODACONS CHIEDE AL TRIBUNALE DI CITARE COMUNE DI ROMA PER RESPONSABILITA’ CIVILE

MAFIA CAPITALE: CODACONS CHIEDE AL TRIBUNALE DI CITARE COMUNE DI ROMA PER RESPONSABILITA’ CIVILE

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FUNZIONARI E DIPENDENTI COINVOLTI DIMOSTRANO CHE AMMINISTRAZIONE NON HA
VIGILATO, E ORA SARA’ CHIAMATA A RISARCIRE I CITTADINI

DA MAFIA CAPITALE DANNO ALLA COLLETTIVITA’ PER UN MILIARDO DI EURO

Mossa a sorpresa del Codacons nel giorno in cui si apre il processo per “Mafia capitale” dove l’associazione, assieme al M5S, si è costituita parte civile. Gli avvocati del Codacons chiedono infatti oggi al Tribunale di Roma di inserire nel processo il Comune non come parte civile, ma come responsabile civile per i reati commessi dagli imputati.
L’elevato numero di funzionari e dirigenti dell’amministrazione capitolina, pari a 101 soggetti che risulterebbero collusi o quantomeno legati al sistema mafioso degli appalti, rendono evidenti le responsabilità del Comune che non solo non si è accorto degli illeciti, ma nemmeno ha svolto la dovuta attività di prevenzione e vigilanza – spiega l’associazione – La gestione irregolare degli appalti ha prodotto un danno ai cittadini romani che il Codacons calcola oggi in circa 1 miliardo di euro, soldi pagati dagli utenti attraverso un sovraprezzo di imposte e tasse locali e un grave peggioramento della qualità dei servizi in numerosi settori. Danno che ora dovrà essere risarcito attraverso la costituzione di parte civile presentata dal Codacons per conto dei cittadini romani.
E la responsabilità civile del Comune di Roma per quanto avvenuto con “Mafia capitale” si evince dalla citazione depositata oggi dal Codacons, nella quale si legge:
ai sensi dell’art. 28 della Costituzione “I funzionari e i dipendenti dello Stato e degli enti pubblici sono direttamente responsabili, secondo le leggi penali, civili e amministrative, degli atti compiuti in violazione di diritti. In tali casi la responsabilità civile si estende allo Stato e agli enti pubblici”;
In virtù del citato dettato costituzionale, la PA è chiamata a rispondere del danno cagionato ai soggetti terzi, ai sensi degli artt. 2043 e 2049 cod. civ.
Sulla questione è di recente tornata a pronunciarsi la Corte di Cassazione, sentenza 31 marzo 2015, n. 13799 affermando il principio per cui la PA risponde dei danni cagionati dai propri dipendenti autori di reato. Segnatamente, ha affermato che sussiste la potenziale responsabilità civile della Pubblica Amministrazione per le condotte di propri dipendenti che, sfruttando l’adempimento di funzioni pubbliche ad essi espressamente attribuite, ed in esclusiva ragione di un tale adempimento che quindi costituisce l’occasione necessaria e strutturale del contatto, tengano condotte, anche di rilevanza penale e pur volte a perseguire finalità esclusivamente personali, che cagionino danni a terzi, ogniqualvolta le condotte che cagionano danno risultino non imprevedibile ed eterogeneo sviluppo di un non corretto esercizio di tali funzioni;
Ed invero, non sembrano essere mancati i fatti – come ad esempio la vicenda dell’affitto a Buzzi, ad un canone irrisorio, di un immobile di proprietà del Comune di Roma -, che avrebbero dovuto fare insospettire il Sindaco sulla totale non idoneità a ricoprire i rispettivi incarichi da parte di taluni dirigenti da lui scelti.
In conclusione, riteniamo che vi sia stata una grave duplice colpa e responsabilità del Sindaco, ovvero una colpa in eligendo, in ordine alla nomina dei dirigenti de quibus ed una colpa in vigilando, in ordine all’operato degli stessi. E da tale grave responsabilità del Sindaco non può che discenderne la responsabilità del Comune stesso, essendo il Sindaco il rappresentante dell’Ente Comune, come espressamente sancito dal succitato art. 50, comma 1, TUEL”.

Lo staff legale del Codacons che seguirà il processo è costituito dagli avv.ti Carlo Rienzi, Giuliano Leuzzi, Alessia Stabile, Vincenzo Rienzi, Michele Lioi, Linda Perazzini e Valerio Silvetti.

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