Maestre in sciopero: «Concorso e riapertura delle graduatorie»
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fonte:
- Avvenire
MILANO Riaprire le graduatorie a questi insegnanti e bandire per loro un concorso riservato. Queste le proposte di Anief e Cobas, sindacati che ieri hanno promosso lo sciopero degli insegnanti diplomati magistrali, esclusi dalle Gae e dal ruolo da una recente sentenza del Consiglio di Stato. Fin dal primo mattino, sotto il palazzo del Ministero dell’ Istruzione, in viale Trastevere, si sono riversati migliaia di docenti precari (alla fine saranno 5mila, secondo il Cobas), mentre altre migliaia hanno preso parte alle manifestazioni che si sono svolte in contemporanea a Torino, Milano, Bologna, Palermo, Cagliari, Catanzaro e Bari. Ai manifestanti, la ministra dell’ Istruzione, Valeria Fedeli, ha ribadito la posizione già comunicata durante l’ incontro dei sindacati con il sottosegretario Vito De Filippo: «Abbiamo chiesto all’ Avvocatura dello Stato di darci le linee attuative della sentenza del Consiglio di Stato – ha dichiarato Fedeli -. Appena arriverà la risposta, convocheremo le parti e troveremo le soluzioni più idonee». La convocazione sarebbe prevista per il 16, Intanto, sollecitato dal Codacons, che ha definito la protesta «sbagliata e assurda», è intervenuto anche il Garante per gli scioperi, secondo cui l’ astensione dal lavoro degli insegnanti, proclamato dal Cobas, non è stato conforme alla legge. In particolare, osserva il Garante, «risulta violata la regola del preavviso di 15 giorni e il mancato tentativo di conciliazione presso il Ministero». Contro lo sciopero si sono schierate anche le circa 26mila maestre diplomate inserite in Gae a seguito di concorsi ordinari e procedure riservate e, di conseguenza, non toccate dalla sentenza del Consiglio di Stato. Molte di loro, però, si erano viste scavalcate in graduatoria proprio dalle colleghe che avevano presentato ricorso. «Non ce l’ abbiamo con chi ha il diploma magistrale (lo abbiamo anche noi) – scrivono le maestre in un comunicato – non diciamo che non possano insegnare. Chiediamo solo e da sempre che vengano dopo chi, come noi, è nelle Gae o per aver superato una o più prove concorsuali, o per aver seguito percorsi abilitanti specifici varati dallo Stato nel corso di diversi anni». Proprio la riapertura delle Gae è tra le principali richieste di chi ha scioperato ieri. A chiederlo è il sindacato autonomo Anief, che ha già inoltrato al Governo la richiesta di adottare un decreto legge urgente. «Sarebbe la terza e ultima volta, dopo le riaperture del 2008 e del 2012», ricorda il presidente dell’ Anief, Marcello Pacifico, che annuncia già nuove mobilitazioni per il 1° e 23 marzo, giorno di insediamento del nuovo Parlamento, se il Governo non emanerà al più presto il decreto legge. «Anche perché – continua Pacifico – in molte province le Gae sono esaurite, pure in presenza di personale abilitato a cui non è stato consentito l’ inserimento, mentre in molti casi, gli stessi 43.600 diplomati magistrali inseriti con riserva nelle graduatorie e i 6mila assunti in ruolo con riserva, quand’ anche saranno licenziati per effetto del giudizio di merito orientato dalla sentenza del Consiglio di Stato, si ritroverebbero dopo un “balletto” di supplenze a essere richiamati come precari, con grave danno alla continuità didattica. Solo che un titolo di studio, se è considerato abilitante e valido per insegnare come supplente, non può non valere per essere assunto in ruolo. E questo discorso è valido anche per le superiori ». Un concorso riservato ai maestri diplomati è invece la richiesta del portavoce nazionale dei Cobas, Piero Bernocchi: «La questione può essere risolta congelando la situazione attuale e facendo un concorso riservato a questa categoria di insegnanti, cioè quelli abilitati con il diploma magistrale e che hanno fatto un certo numero di supplenze. Ciò può essere fatto con un decreto legge». Su questo aspetto, però, i sindacati autonomi non sono concordi. Quella del concorso riservato non è, infatti, la strada da percorrere, sostiene Pacifico, secondo cui, per evitare nuovi ricorsi, «non rimane altro da fare che assumere queste persone che, lo ricordiamo, in questo momento lavorano nelle nostre scuole». RIPRODUZIONE RISERVATA
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