Madre coraggio senza scorta Chiesto l’ avvio di un’ indagine
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fonte:
- Gazzetta del Sud
la donna continua ad accusare i presunti assassini del figlioche due mesi fa lo fecero saltare in aria con un’ autobomba
Stefania Marasco Vibo Valentia Non uccide solo la violenza. Non ferisce e dilania solo la ‘ndrangheta. Non in Calabria, non a Limbadi. Perchè si può anche morire due volte. E anche di più. È morto Matteo Vinci, a soli 44 anni ucciso da un’ autobomba. È rimasto ferito suo padre Francesco. Ma da quel 9 aprile in provincia di Vibo Valentia l’ eco di quella bomba non ha smesso di fare rumore e fare male. Sono ferite che non si vedono, colpi che non si sentono. Ma sono lì, negli occhi e nelle rughe di Rosaria Scarpulla, la mamma che con coraggio punta il dito contro i presunti assassini di suo figlio. Ha perso Matteo ma non ha perso la voce e da quel 9 aprile chiede verità e giustizia. Oggi paga il prezzo delle sue denunce, due volte. Perchè di fare nomi e cognomi non si stanca. E così la violenza è tornata a farsi sentire. Quella che ha ucciso suo figlio, quella che giovedì le ha “recapitato” un bastone – l’ ennesimo perchè altri erano stati lasciati, oltre ad animali morti, alla sbarra di accesso della proprietà dei Vinci – ma ad oggi di risposte non ne ha avute. La donna è ancora senza scorta, nonostante gli appelli del legale della famiglia, Giuseppe De Pace. Come morire due volte. E il rischio in Calabria è anche «di morire di burocrazia». Un messaggio chiaro questo, che il Codacons ha voluto mettere nero su bianco in un esposto alla Procura. Una chiamata allo Stato, quella del vice presidente nazionale Francesco Di Lieto «a stare dalla parte delle vittime». Il Codacons ipotizza «pericolosissime “omissioni”» e da qui la decisione di presentare l’ esposto «affinché vengano individuati e puniti tutti i soggetti che avrebbero omesso di compiere atti in grado di garantire tutela alla famiglia Vinci-Scarpulla». Perchè dopo la bomba, sono tornate le intimidazioni, come prima che quella bomba esplodesse. Oggi, come ieri, e l’ altro ieri. «Lo Stato deve schierarsi dalla parte delle vittime – incalza Di Lieto -, non è tollerabile che dopo quasi due mesi da un inquietante attentato nessun segnale concreto di vicinanza e sostegno sia giunto alla famiglia delle vittime». Dunque, la necessità di «rivedere il meccanismo di assegnazione delle scorte, affinché sia chiaro da che parte stanno le istituzioni». Ergo il bivio, «perché, laddove dovessero verificarsi ulteriori eventi contro la famiglia Vinci, lo Stato venga ritenuto, a pieno titolo, “corresponsabile”». In questa direzione, dall’ associazione rammentano i passaggi che debbono essere compiuti per l’ assegnazione della scorta: disposta a seguito di una valutazione compiuta dall’ Ufficio centrale interforze per la sicurezza personale che esamina le proposte inviate dai Prefetti. Questo l’ iter. Ma ad oggi nessun atto e per questo il Codacons invoca «un’ indagine per evitare un nuovo caso “Biagi” e per verificare tutte le responsabilità in capo a chi abbia omesso di compiere quegli atti “obbligatori” per la concessione della scorta alla famiglia Vinci. Altrimenti – conclude Di Lieto – il segnale appare chiaro: la famiglia Vinci viene lasciata sola contro la ‘ndrangheta».
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