10 Agosto 2005

MADE IN ITALY: CENTINAIA DI TRATTORI PRESIDIANO PORTO RAVENNA

MADE IN ITALY: CENTINAIA DI TRATTORI PRESIDIANO PORTO RAVENNA

TAPPA DELLA MOBILITAZIONE NAZIONALE DI COLDIRETTI






(ANSA) – RAVENNA, 10 AGO – Centinaia di trattori della Coldiretti presidiano da questa mattina il porto di Ravenna, dove sbarcano ogni anno 1.100.000 tonnellate di prodotti agricoli e 2.500.000 tonnellate di derrate alimentari. E` una tappa della mobilitazione nazionale a difesa del Made in Italy di Coldiretti che – è stato detto in una conferenza stampa – si é posta l`obiettivo di “verificare che sui prodotti scaricati nelle banchine vengano effettuati tutti i controlli previsti dalla legge per quanto riguarda soprattutto il rispetto dell`obbligo di indicare l`origine, la varietà e la qualità della
frutta e verdura importata, nonché l`eventuale presenza di prodotti contenenti organismi geneticamente modificati (Ogm)“.
Questo – sostiene la Coldiretti – per evitare che prodotti di importazione “realizzati spesso senza il rispetto di regole uguali a quelle italiane di carattere sanitario, ambientale ed etico vengano confusi con la frutta e verdura italiana“, che – ricorda l`organizzazione – si è dimostrata essere la più sicura in Europa, con il 99,5% dei campioni risultati a norma di legge in quanto a residui di agrofarmaci e con addirittura oltre due terzi dei campioni (68,5%) che hanno dimostrato di essere privi di qualsiasi residuo, secondo i risultati dell`indagine `Mangia piu` sicuro 2005` promossa da Intesaconsumatori e
Coldiretti in collaborazione con Agrofarma.
“Mentre a livello internazionale dilaga l`agropirateria con il Parmigiano Reggiano riconosciuto come la specialità Made in Italy più imitata nel mondo – rileva la Coldiretti – in Italia a distanza di oltre due anni dall`entrata in vigore delle nuove norme sono praticamente scomparse dai banchi di frutta e verdura le etichette con l`indicazione dell`origine, della qualità e delle varietà in vendita“. La mancanza delle etichette con l`indicazione dell`origine – afferma la Coldiretti – impedisce ai consumatori di fare scelte consapevoli e di capire quali prodotti sono di stagione in Italia e quale è quindi il momento migliore per acquistare l`uva, i meloni o le pesche, che evidentemente non sono presenti in Italia dodici mesi all`anno.
“Dalle istituzioni – precisa la Coldiretti – ci si attende il rispetto dell`impegno a verificare che i 3,5 miliardi di chilogrammi di ortofrutta provenienti durante l`anno dall`estero non vengano venduti come italiani, come peraltro previsto nel recente positivo accordo tre Ispettorato centrale repressione frodi del ministero delle Politiche agricole e forestali e dall`Agenzia delle Dogane che si pone l`obiettivo di intensificare i controlli per salvaguardare il mercato ortofrutticolo nazionale e prevenire situazioni di sleale concorrenza realizzate attraverso false indicazioni di origine“. Secondo Coldiretti, dalle mele cinesi alle pere argentine, fino alle pesche spagnole, le famiglie italiane trovano sui banchi frutta sempre più targata estero, con le importazioni che nel 2004 hanno raggiunto “un ammontare complessivo di 1,7 miliardi di euro“.
In particolare, oltre la metà della frutta importata viene da paesi del centro e Sud America come Ecuador, Colombia, Cile, Argentina e Brasile (55% del valore totale delle importazioni), con un aumento degli arrivi in valore pari al 35% dal 2000 al 2004. Rilevanti anche le importazioni dalla Spagna, con il 20% del valore complessivo, e dai paesi africani con in testa il Sud Africa ma anche Tunisia, Marocco ed Egitto. In forte crescita le importazioni dalla Cina, con un aumento del 290% dal 2000 al 2004, anche se restano ancora limitate a un valore di 4,3 milioni di euro.
La crescita delle importazioni di ortofrutta – conclude la Coldiretti – mette a rischio il primato italiano nel settore, che in Europa ha raggiunto i 16 milioni di tonnellate di ortaggi e quasi 20 milioni di tonnellate di frutta.(ANSA).

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