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1 Maggio 2019

Macchinisti ubriachi, la procura ora indaga per interruzione di servizio ma non per attentato all’ incolumità

L’ iscrizione ufficiale nel registro degli indagati risale solo alle ultime ore. Il pm di turno, Erica Battaglia, aspettava la trasmissione di tutti gli atti da parte della Polfer per procedere, al di là delle probabili valutazioni che già erano nell’ aria. La procura, adesso, procede nei confronti dei due macchinisti di Trenitalia che dopo aver bevuto troppo, domenica mattina non erano nelle condizioni («inidonee» testuale da parte dell’ azienda) di condurre il Frecciarossa 9064 che dalla stazione di Brescia avrebbe dovuto partire alle 5.17 in punto per raggiungere Napoli con 67 passeggeri, i quali per fortuna non sono mai saliti a bordo del convoglio. Ai due – romani, di 35 e 23 anni – la procura contesta l’ interruzione di pubblico servizio. Non importa se quel treno non si è mai mosso dai binari. Dopo aver cenato insieme e «fatto serata» avevano appuntamento alle 4 nella hall dell’ albergo poco distante dalla stazione per andarci insieme e iniziare il turno. Il più giovane non si è nemmeno presentato: è andato dritto in ospedale, su un’ ambulanza, dopo essersi sentito male: intossicazione etilica. Il collega (con due anni di servizio alle spalle) invece, è salito sul Frecciarossa, si è seduto in cabina e ha acceso il motore. A porte chiuse. È stato il capotreno ad accorgersi di quanto fosse «visibilmente» alterato dall’ alcol e a chiamare la centrale operativa: nel sangue aveva 1.95 grammi per litro di sangue, quasi quattro volte il limite consentito. Improbabile, invece, che la procura proceda anche per «attentato alla pubblica incolumità» così come ipotizzato dal Codacons in un esposto presentato alla stessa magistratura. Pare non ce ne siano i presupposti: del resto, quel treno veloce, per fortuna non è mai partito per raggiungere Napoli. Durissima l’ associazione dei consumatori: «Non è possibile giocare con la sicurezza dei trasportati e, più in generale, dei cittadini», hanno scritto nero su bianco, ipotizzando si sia «sfiorato il disastro ferroviario» e chiedendo alle autorità di intervenire. Dal canto suo Trenitalia, come previsto dal contratto ferroviario in caso di violazione delle regole, «dal momento in cui è venuto a mancare il rapporto di fiducia tra dipendente e azienda» ha sospeso i due macchinisti. In corso tutti gli accertamenti disciplinari e contrattuali per decidere quanto tempo i due non potranno lavorare. «È vero, siamo usciti a cena insieme e abbiamo bevuto decisamente troppo» ha raccontato uno dei macchinisti agli agenti della Polfer, che hanno inoltrato poi la segnalazione in procura.
m. rod.

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