6 Febbraio 2020

Macchinisti assenti per malattia. Il treno si ferma

 

SIMONA PLETTO Autisti malati in blocco, trasporti ferroviari paralizzati per 13 ore e romani costretti ad andare a piedi o ad arrangiarsi alla meglio. È successo l’ altro giorno a Roma, dove è scoppiata una vera “epidemia” che ha colpito ben 37 su 43 macchinisti previsti nei turni (altri 5 erano di riposo già stabilito) della linea Termini-Centocelle, la ex Roma-Giardinetti che collega la periferia Est dell’ Urbe alla stazione, mandando così in tilt questo importante spicchio di città. In realtà nella Capitale, già alle prese con le misure di controllo per il Coronavirus, i malanni collettivi che hanno colpito più di 8 autisti su 10 poco hanno a che vedere col temuto virus cinese. Anche se qualcuno, per sdrammatizzare i disagi del disservizio aggravati dalla mancanza di informazioni, ci ha pure scherzato sopra. Le facce serie erano comunque al quartier generale dell’ Atac, l’ azienda per la mobilità che gestisce il trasporto autoferrotranviario, dove sono scattate subito le visite fiscali e le rispettive indagini. Ma per ora nessun provvedimento è stato preso. Tutti i dipendenti rimasti a casa si erano premuniti di attestato: in 13 avevano il certificato medico, quasi tutti erano giustificati con un’ improvvisa influenza; altri avevano un referto del dottore in cui si citava la malattia dei figli piccoli, mentre altri 6 hanno sfruttato il congedo della legge 104 per assistere parenti invalidi o malati. Infine, in tre erano assenti per “donazione del sangue”. TIMORI PER LO STIPENDIO Dietro a questo ammutinamento ci sarebbe il paventato rischio di un taglio agli stipendi. La ferrovia, infatti, dovrebbe essere riconvertita in tramvia. Con una differenza per chi guida: lo stipendio da tranviere, a differenza di quello da macchinista, è più leggero. I dipendenti colpiti da improvvisa epidemia, passerebbero da duemila a 1500 euro al mese. Così è scattato lo sciopero bianco, con l’ 86% delle cabine di guida praticamente vuote. Sembra comunque che la sforbiciata alla busta paga non sia un pericolo così certo. La società dei trasporti, infatti, ha già fatto intendere agli interessati di volerli riconvertire a macchinisti della metro, appena il progetto del tram sarà formalizzato, con tutti i permessi ministeriali, attesi per giugno. Ci sarebbe già un accordo che prevede il trasferimento dei primi sette addetti. In pratica non si è presentato al lavoro l’ 86% dei conducenti, con il conseguente risultato che la ferrovia romana, la stessa che ogni giorno trasporta 30mila viaggiatori, è rimasta paralizzata per ore, dalle 5.30 alle 18.40, incluse ovviamente le critiche ore di punta. Intanto il Codacons, di fronte alla protesta selvaggia di martedì scorso, ha annunciato che presenterà un esposto per interruzione di pubblico ufficio, chiedendo ai magistrati di indagare sul blocco della tratta. Dal Campidoglio, l’ assessore ai Trasporti Piero Calabrese si è detto pronto ad andare avanti con il progetto di trasformazione della rete ferroviaria che comporterà il passaggio di qualifica degli attuali dipendenti della Termini-Centocelle. La polemica sugli autisti Atac non è nuova. La punta negativa con relativa presentazione di certificati è stata raggiunta nel 2017, quando si è registrato una sorta di record di malati: ogni giorno praticamente 1.400 dipendenti Atac non si sono presentati al lavoro, di cui 750 autisti di bus o conducenti della metropolitana. Tra questi, 380 non sono andati al lavoro causa malattia. riproduzione riservata.

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