Macchiato o corretto? Al massimo 30 centesimi
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fonte:
- L`Unione Sarda
Sul prezzo finale i costi del personale equivalenti a quelli della materia prima
A fare i conti ci hanno provato le associazioni di consumatori: nei mesi scorsi, gli esperti di Adoc, Adusbef, Codacons e Ferderconsumatori si sono armati di calcolatrice e hanno cercato di capire quali sono le voci che portano al prezzo finale del caffè. Secondo questi calcoli, materia prima a parte, a incidere maggiormente sul prezzo della tazzina è la manodopera: costa circa 12 centesimi per ogni caffè; quasi ininfluente l`incidenza dello zucchero e dell`acqua, calcolata in circa un centesimo a tazzina; lo stesso costo che ha l`energia elettrica necessaria per preparare un singolo caffè. E poi c`è il costo della materia prima, il caffè acquistato dai baristi. Tutto dipende dalla qualità della miscela che viene scelta: si va dai 9, 10 (un prodotto decisamente scadente) ai 19, 20 euro al chilo per un caffè, invece, di buon livello. Fare un po` di calcoli non è difficile: per ogni tazzina sono necessari sette grammi di caffè. Dunque, da un chilo di prodotto si sono ricavare circa 140 tazzine. Se si punta su un prodotto di qualità, la materia prima per 14, 15 centesimi (ma si può arrivare anche a venti, ventidue se la miscela scelta è davvero pregiata). Se, invece, si prepara il caffè con un prodotto scadente, la materia prima costa sei, otto centesimi, al massimo. Al tirar delle somme, un barista che vuole fare bella figura con i clienti ha un costo globale di meno di trenta centesimi; chi, invece, non va troppo per il sottile spende venti centesimi. Se quest`ultimo barista vende il prodotto a ottanta centesimi ha un ricarico del trecento per cento. Ma i margini sono ampi anche per i commercianti più onesti che hanno un ricarico di quasi il duecento per cento. Mica poco: secondo una legge non scritta del commercio, c`è già un margine buono di guadagno se un prodotto viene venduto con un ricarico del cento per cento. Non bisogna neanche trascurare un altro aspetto: alcuni produttori di caffè, pur di attirare nuovi clienti, praticano una serie di agevolazioni (da veri e propri prezzi a pagamenti oltre i 60 giorni canonici). Dunque, la materia prima può costare meno del prezzo di listino: un importante marchio nazionale, per esempio, ha conquistato molti baristi proprio praticando una politica aggressiva a base di sconti e agevolazioni. Altri marchi, invece, premiano i più grossi consumatori, magari con elargizioni alla fine dell`anno. Ma il cliente finale non se ne rende conto.
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